Academia, the Academic-dedicated Online Platform

It seems quite interesting and with a specific target: Academia.edu is a platform for academics to share and follow research. Academics upload their papers to share them with other academics in over 100,000 research areas. They can also follow other academics, and see new papers and other research updates from those academics in their News Feeds.
Academics can register (for free) themselves and their institution, upload a number of documents: a CV, a paper, information, keywords to be indexed and searched through engines, and so on. It is also possible to connect Academia to the personal Facebook page or to the institution’s (or group) page as well. In addition, the user can edit the personal page andadd an affiliation from there, including multiple ones.

OilProject: La scuola di tutti

Oggi scopro e volentieri diffondo questa iniziativa che ritengo assai meritevole e interessante, portata avanti col titolo di OilProject“, che ha l’obiettivo la condivisione e fruizione di lezioni  online, di argomenti di varia natura, pressoché tutti trattati da famosi esperti e scrittori. Di seguito riporto le testuali parole di presentazione, tratte dal sito originale di OilProject: “Oilproject, adesso, è sostanzialmente due cose: – Una scuola in diretta online di attualità in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare. I talkshow-lezioni sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse. La Scuola d’Attualità è realizzata con il supporto dei principali gruppi studenteschi italiani. A scegliere i relatori è un gruppo di persone (vietato dire “comitato scientifico”). – Il primo “YouTube” dedicato alla formazione. Chiunque può registrare lezioni, letture di tesine, ricerche, interventi e inviarli in formato audio/video a Oilproject. Il sogno è che entro dieci anni tutte le lezioni tenute nelle scuole e nelle università pubbliche vengano condivise online a beneficio, ad esempio, di chi vive in zone con una scarsa offerta didattica, combattendo così il digital divide culturale italiano. La qualità delle lezioni è giudicata dal pubblico attraverso votazioni e meccanismi di valutazione fra pari.
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La comunità. Nel 2004 un gruppo di ragazzi si incontra in un forum online di tecnologia. Ad uno mancano i soldi per iscriversi a un corso di programmazione in una scuola milanese, un altro non vede l’ora di insegnare a usare programmi di fotoritocco, un terzo è esperto di sistemi Linux, l’ultimo crea siti web. E allora decidono di farsi da soli una scuola non convenzionale in cui ognuno, semplicemente, può raccontare quello che sa a chi lo vuol star ad ascoltare. La comunità è composta da migliaia di utenti di tutte le età decisi a condividere le proprie conoscenze e imparare dalle esperienze altrui sfruttando le tecnologie più dinamiche. I docenti di una lezione sono anche gli studenti di un’altra: non c’è netta distinzione tra chi insegna e chi impara. Chiunque può rivolgere domande in diretta web e votare quelle altrui. Oggi gli insegnanti hanno dai 14 ai 75 anni. A volte sono perfetti sconosciuti, a volte sono intellettuali, imprenditori, esponenti politici, scrittori o scienziati. Tutti uniti per sperimentare la formula del Liberi di imparare, liberi di insegnare.

Wikipedia rischia di “chiudere”? Is Italian Wikipedia on the verge of ‘closure’?

Personalmente non ho alcuna voglia di esprimere valutazioni politiche e/o simpatie di sorta, in nessun senso. Con il presente post desidero solo riportare quanto espresso ufficialmente nella pagina italiana di Wikipedia sulla discussione relativa al proposto Decreto Legge contro l’uso eccessivo delle intercettazioni in ambito giudiziario. In particolare, voglio sottolineare che Wikipedia ha contribuito – in veste di opera collettiva – alla condivisione e fruizione delle conoscenze e delle informazioni, alla circolazione delle notizie e alla loro discussione e/o verifica.
 In English:
Is Italian-based version of Wikipedia on the verge of closing because of a proposed bill by Mr. Berlusconi’s government against the excessive use of judicial tapings? As far as I know, this is the official Wikpedia page and press release in English to illustrate the situation.

Google Voice Has Come to Italy/ Usare Google Voice

Well, Google Voice has finally arrived to Italy, at last. To call any mobile phone or landline directly from Gmail is now possible even from Italian accounts, while it was not available until a few weeks ago. As soon as you connect to your Gmail account, you will be asked to try and/or authorize the Voice service. Then, a small sleak box will appear on your bottom right with the number dialling pad, including the country symbols. Rates seem quite appealing and low, even for calls directed to mobile phones, ranging from €0,02 (land line, like in the United Kingdom) to 0,11-0,13,2 in Italy and €0,08 in the United Kingdom, all per minute, excluding VAT though. Just to note, a typical call to a mobile phone in the USA is free. Further information is available here.

Clearly enough, Google Voice presents itself as a way to scrap customers from its rival Skype, recently acquired by the arch-rival Microsoft, especially with good rates, but Skype has the greater advantage of totally free voice calls from computer to computer and integrates with Facebook very well and Google Voice is not, instead.

In Italiano:
Dopo diversi mesi di anticipazioni e di tira e molla, finalmente è disponibile anche in Italia il servizio Google Voice per chiamate a telefoni cellulari e di rete fissa. Il servizio è attivabile attraverso il proprio account Gmail e poco dopo compare sullo schermo, in basso a destra, un tastierino comprendente l’indicativo prefisso nazionale. Sì, perché a secondo del paese di destinazione di chiamata, le tariffe cambiano leggermente, come si evince dalla tabella nel link. In estrema sintesi, Google Voice sembra competitivo per chiamare telefoni fissi, mentre per i cellulari vi possono essere tariffe più appetibili.
Certo, Google Voice non può competere con le chiamate gratuite da computer a computer effettuabili con Skype (che permette di interloquire anche via Facebook), così come il versante integrazione comporta l’attenzione verso Google Voice con Docs, Gmail e gli altri servizi Google, con cui s’integra meravigliosamente (e logicamente).

I PAid A Bribe: Uncovering Corruption Thro Web 2.0/ Quando il Web 2.0 aiuta a scoprire la corruzione

Today I just discovered ipaidabribe.com, a unique initiative to tackle corruption by harnessing the collective energy of citizens in India. People can report on the nature, number, pattern, types, location, frequency and values of actual corrupt acts on this website. The reports will, perhaps for the first time, provide a snapshot of bribes occurring across Indian cities and states. The initiative is backed by Janagraha Centre for Citizenship and Democracy, a non-profit organisation based in Bangalore, India. It works with citizens and the government to improve the quality of life in Indian cities and towns. Founded in 2001 by Ramesh Ramanathan and Swati Ramanathan, Janaagraha started as a movement to enable citizen participation in public governance. It has now evolved into a robust institution for Citizenship and Democracy.
I Paid a Bribe will use the reports to argue for improving governance systems and procedures, tightening law enforcement and regulation and thereby reduce the scope for corruption in obtaining services from the Indian government. The site invite people to register any recent or old bribes paid, but does NOT ask for their name or phone details, so people can feel free to report on the formats provided.

In Italiano:
I Paid a Bribe è una pagina collaborativa “Made in India”, in cui si invitano le persone che hanno subito un tentativo di corruzione, andato o meno a buon fine, di segnalarlo geolocalizzandolo sulla mappa, permettendo di raccogliere statistiche e contrastare il reato. Il sito collaborativo è frutto dell’impegno della fondazione Janagraha Centre for Citizenship and Democracy, un’organizzazione senza fini di lucro con base a Bangalore, India ed è a fianco dei cittadini (ma anche delle autorità governative) per migliorare la qualità di vita nelle città e nei villaggi del paese. Notevole uso degli strumenti del Web 2.0, non c’è che dire.

R-Shief: News & Voices from the Arab World & Spring/ Le voci della Primavera Araba

How are media handling with the mass of infomation coming about the Arab world, how does the Internet deal with all these news, what about the so-called ” Arab Spring“? Today I discovered R-Shief, a digital platform that provides real-time analysis of opinion about late-breaking issues in the Arab world. By using aggregate data from Twitter and the Web, R-Shief can dissect how people in Egypt are reacting to the latest changes to the constitutional process; how Libyans perceive the presence of NATO forces and Bahrainis perceive the presence of Saudi military; and how pro-regime supporters in Syria are using social media platforms. R-Shief is building a Pan-Arab Internet aggregator as well as Twitter data mining tools, and publishing data visualizations based on its findings.


The data visualizations crystallize the objective of including the input of a “community-author” in knowledge production. The interactive visualizations are a form of amplifying expert, popular, and imaginative voices in the Arab world. Configuring ideas and activating virtual landscapes—aggregating, visualizing, reviewing, and building community—R-Shief is a new way to document as well as to mobilize a multilingual practice.

In Italiano:
Il 2011 è un anno di grandi trasformazioni e sommovimenti sociali, specie nel Nord Africa e in gran parte dei paesi arabi. Dopo anni di sonnolenza e relativa “calma”, spesso dovuta a repressione e a censura a vari livelli, enormi masse di persone discutono, si incontrano, decidono e protestano per ottenere maggiore libertà, per imporre cambiamenti in senso riformista e democratico. I social media come Facebook e Twitter mostrano vari riferimenti e vi sono molte voci che si collegano con la cosiddetta “Primavera Araba” e diventano una specie di ‘piazza virtuale’ dove i manifestanti s’incontrano e gettano le basi per le future rivendicazioni, in massa. Questo è successo in Tunisia, in Egitto, ora in Siria, ma un po’ dappertutto si notano varie voci. Ecco perché R-Shief diventa interessante: R-Shief è una piattaforma digitale che fornisce analisi e opinioni in tempo reale riguardanti le questioni dirompenti e di stringente attualità nel mondo arabo. R-Shief aggrega tutti i dati e le informazioni provenienti da Twitter e dall’intero Web per delineare un quadro complessivo e plurivoce dei fatti e degli eventi in corso.

Exploro: Vivere al meglio la città

Exploro.it è un sistema multipiattaforma geo-social progettato per offrire informazioni e servizi di diversa utilità sulle principali città italiane, ideato e creato da esperti e appassionati della mia città, Palermo. Attraverso una facile e veloce applicazione mobile, una piattaforma web ricca di notizie ed approfondimenti ed un circuito di totem multimediali touchscreen, installati in luoghi di grande afflusso, permette a residenti e non residenti di consultare, in tempo reale, le mappe, i punti d’interesse, gli esercizi commerciali, gli eventi in programma, le promozioni e i servizi di utilità sociale del territorio che si desidera esplorare.
L’interazione utente-sistema, che si genera attraverso il web e l’applicazione mobile, rende il fruitore protagonista attivo della multipiattaforma. Effettuata la registrazione e scaricata gratuitamente l’applicazione di Exploro sul proprio dispositivo mobile, l’utente visualizzerà la propria posizione geografica e tutte le informazioni sui luoghi e le attrazioni più e meno vicine. Attraverso un sistema di geolocalizzazione satellitare, l’utente potrà condividere con il proprio network, luoghi, eventi e promozioni del territorio selezionato, pubblicando commenti, recensioni e percorsi personalizzati sulla piattaforma Exploro.it. E’ possibile scaricare gratuitamente l’applicazione Exploro.it su Android Market, AppStore…

The British Library and Google to make 250,000 books available to all/ La British Library e Google digitalizzeranno 250mila libri

The news are exciting: today the British Library and Google announced a partnership to digitise 250,000 out-of-copyright books from the Library’s collections. Opening up access to one of the greatest collections of books in the world, this demonstrates the Library’s commitment, as stated in its 2020 Vision, to increase access to anyone who wants to do research.
Selected by the British Library and digitised by Google, both organisations will work in partnership over the coming years to deliver this content free through Google Books (http://books.google.co.uk) and the British Library’s website (www.bl.uk). Google will cover all digitisation costs.
This project will digitise a huge range of printed books, pamphlets and periodicals dated 1700 to 1870, the period that saw the French and Industrial Revolutions, The Battle of Trafalgar and the Crimean War, the invention of rail travel and of the telegraph, the beginning of UK income tax, and the end of slavery. It will include material in a variety of major European languages, and will focus on books that are not yet freely available in digital form online.
The first works to be digitised will range from feminist pamphlets about Queen Marie-Antoinette (1791), to the invention of the first combustion engine-driven submarine (1858), and an account of a stuffed Hippopotamus owned by the Prince of Orange (1775).

In Italiano:
La notizia è di quelle altamente “succose” e che non passano proprio inosservate. La British Library di Londra e Google hanno annunciato in un comunicato congiuntoche procederanno alla digitalizzazione – entro i prossimi 3 anni – di circa 250,000 volumi di pubblico dominio (per intenderci, i cui diritti d’autore non sono più, che datano fra il 1700 e il 1870. La previsione è che entro il 2020 vi siano ben 14 milioni di testi disponibili in rete. Nelle intenzioni dei due colossi della cultura e della condivisione in rete, questi primi 250mila libri ammontano a 40 milioni di pagine che raccontano un’epoca cruciale per la storia dell’Occidente: gli stessi anni che hanno visto affermarsi i principi della Rivoluzione Francese, la fine della schiavitù, l’avvento della società industriale, le scoperte tecnologiche. Tra questi ci sono un trattato di storia naturale sull’ippopotamo di Georges Louis Leclerc che comprende la descrizione dell’ippopotamo imbalsamato posseduto dal principe d’Orange, un manuale in inglese del XVIII secolo per marinai danesi, la descrizione del primo sottomarino meccanico, il pamphlet «I diritti delle donne» (del 1719) di Olympe de Gouges sulla regina Maria Antonietta.

Meet People and Share Your Lunch: GrabWithUs

A social network to meet people and share your lunch? Nothing is more logical than GrabWithUs, a brand-new network that includes members who want to share a dinner or lunch in the largest US cities, from San Francisco to New York. GrabWithUs seems to work in a quite simple way: you create an account and profile, then browse among the available lunches around the United States, and register. The site offers details, pictures, and full descriptions of the menu you are going to enjoy and share with other people. And prices do not appear very high.

Nieman Journalism Lab from Harvard/ Giornalismo nell’era di Internet

I have been following the Nieman Journalism Lab for years and it it time to share something about it. The Nieman Journalism Lab is an attempt to help journalism figure out its future in an Internet age. Here there are some lines taken directly from Nieman website.
The Internet has brought forth an unprecedented flowering of news and information. But it has also destabilized the old business models that have supported quality journalism for decades. Good journalists across the country are losing their jobs or adjusting to a radically new news environment online. Nieman Journalism Lab wants to highlight attempts at innovation and figure out what makes them succeed or fail, to find good ideas for others to steal. The aim is to help reporters and editors adjust to their online labors; the objective is, then, to help traditional news organizations find a way to survive. A very brand new initiative is the Nieman Journalism Lab unveils Encyclo, an encyclopedia of the future of news.
What is Encyclo? It’s an attempt to figure out who the most important players and innovators are in the evolution of journalism — and to provide a centralized source for background, context, and the latest news about them. As of this writing, Encyclo is 184 entries on online news sites, newspapers, magazines, broadcast networks, technology companies, and more. Encyclo has got big and small, everything from The New York Times and The Guardian to The Batavian and Alaska Dispatch.
If you are a regular Lab reader (or if you follow it on Twitter), you know that every day they are producing reporting, analysis, and commentary on how the world of journalism is changing. The mission is to learn about those changes, to identify what is working and what is not, and to do a small part in helping that evolution along.
Nieman Encyclo emphasizes new developments and the latest news, representing a resource that steps back a bit from the daily updates and focuses on background and context.

In Italiano:
Seguo l’Harvard Nieman Foundation da anni e la prestigiosa università americana raccoglie una serie di interessanti spunti sulla sociologia della comunicazione e sul giornalismo riguardanti tanti argomenti. E’ sempre possibile leggere le analisi più aggiornate sulle dinamiche della comunicazione di massa attraverso i quotidiani e le riviste, con qualche puntata nel campo radiotelevisivo e quindi del Web, come è normale che sia. In questi giorni l’Harvard Nieman Foundation ha dato luogo a un’iniziativa meritevole da tenere d’occhio nel futuro, ovvero l’Harvard Nieman Encyclo. L’Encyclo è un’opera di consultazione “in costruzione”, collaborativa, in crescita, il cui obiettivo è di raccogliere le notizie e dare loro un background, un contesto significativo e significante, e di riflettere sul futuro del giornalismo nell’epoca del Web.