Windows Live SkyDrive al nastro di partenza

Qualche settimana fa una mail da Big M (Microsoft) mi avvertiva che da lì a poco il mio account di posta elettronica con Hotmail (ho circa 5 account email che uso regolarmente e che uso in funzione dei servizi e delle necessità differenziate) sarebbe stato aggiornato. Inoltre, mi si diceva che l’account Live con qualche documento da me creato e archiviato (peraltro attraverso il portale americano, perché non era ancora possibile farlo in italiano) sarebbe stato aggiornato, con il trasferimento di tutto quanto presso il rinnovato portale SkyDrive.
SkyDrive è il “Cloud Computing” targato Microsoft, un disco fisso vero e proprio online dalla capienza totale di 25 GB. Come per qualsiasi hard disk, è dunque possibile caricare su internet qualsiasi tipo di file e metterlo o meno in condivisione: file di foto e immagini, file audio mp3 e musiche, file video, file Word, Excel o Powerpoint, file zip, file .exe, file di qualsiasi tipo; il limite per un singolo file di Skydrive è di 50MB. Bisogna pure SkyDrive è integrato con Office online e permette il trasferimento diretto di file tramite Live Dispositivi (Windows Live Sync) integrato in Windows Live Mesh 2011. SkyDrive si caratterizza per una serie di strumenti utili a disposizione dell’utente, fra cui:
- Spazio d’archiviazione online della dimensione di 25 GB, accessibile ovunque, sia da pc che da terminale mobile (cellulare);
- Condivisione di foto, immagini, testi, su una ‘vetrina pubblica’ e inviare il tutto per posta elettronica, come abbiamo detto sopra;
- Creazione e salvataggio di documenti attraverso la suite Office 2011 (almeno in versione Mac OS X, ma già è pronta anche quella per Windows);
- Possibilità di lavorare su documenti Office in contemporanea con altri utenti o colleghi;
- Condivisione di quanto desiderato attraverso i social network preferiti.
Com’è naturale, l’offerta di SkyDrive potrebbe risultare indigesta per chi guarda al Cloud computing con sospetto, per chi paventa intromissioni nelle proprie dinamiche lavorative e furti di dati, così come potrebbe essere diffidente nei confronti di quanto di simile farebbe a breve anche il concorrente diretto di Microsoft, Google, che ha annunciato un prodotto e approcci simili (peraltro già disponibile per le aziende, a pagamento).  Inoltre, è bene sapere che tutti i dati vengono ‘spostati’ sui server di Google. Per esempio, a Richard Stallman, il fondatore della Free Software Foundation prossimamente in Italia, il cloud computing non è mai piaciuto. Tuttavia, con SkyDrive è possibile stabilire quali file e/o cartelle sono da condividere e quali devono rimanere “Privati” senza grossi problemi. Il vantaggio evidente consiste nella possibilità di adoperare prodotti per l’elaborazione di documenti di ottimo livello, ovunque e senza difficoltà dovute a macchine arretrate, sistemi operativi differenti, software più o meno installato, a meno di dirottare su OpenOffice (sempre da installare). A voi la scelta.

Novità per Google Docs: miglioramenti in funzionalità e rapidità d’uso

Il colosso americano Google annuncia oggi una nuova versione di Google DOCS (Documents: editore di testi e foglio di calcolo), che includerà anche un editor per disegni. Il tutto è sempre progettato in un’ottica collaborativa, coniugata con la rapidità d’uso, a quanto si legge e si vede (tutto in lingua inglese) nel sito ufficiale.

Alla luce di quanto vediamo nel video, DOCS sarà un editor di testi (wordprocessor) più efficace, con particolare riguardo all’inserimento di commenti, di chat laterale (per collaborazione in tempo reale), collaborazione con partner di lavoro, miglioramenti nella formattazione del testo. Per esempio, era abbastanza solito (e fastidioso) scrivere documenti e ritrovarsi con salti nella gestione paragrafi, nell’uso delle tabulazioni, incongruenze nell’inserimento di immagini, ecc. Tutto quanto detto finora dovrebbe essere migliorato e quindi.
Per quanto riguarda il foglio di calcolo (Spreadsheet editor), si preannunciano anche qui miglioramenti, specie sulla rapidità di caricamento dei file, della leggibilità, una nuova barra per la gestione delle celle, l’auto-completamento, il “trascina e incolla” delle colonne, assieme a una navigazione tra fogli aperti più rapida e semplice.
Il nuovo arrivato è invece l’editor di disegni (Drawing editor), come prodotto a se stante. Sarà possibile anche qui collaborare in tempo reale su diagrammi di flusso, disegni, grafica industriale e commerciale, senza trascurare l’importazione/esportazione degli elementi richiesti attraverso la web clipboard.

Risorse web per l’arricchimento lessicale

In qualsiasi materia scolastica è verosimile che gli studenti debbano acquisire una qualche parola nuova, apprendere strutture concettuali in più e spesso ci si riduce alla memorizzazione. Mi e Vi chiedo oggi: “E’ possibile coinvolgere i nostri studenti ad acquisire nuovo lessico in modo più coinvolgente, efficace e magari divertente?
Oggi vale la pena di adoperare una moltitudine di siti web assieme a un strumento tipico del Cloud Computing, come Tagul, di cui trovate un video esemplificativo (Tutorial) nella pagina dedicata, Video & Co. per te e la classe.
Al momento, Tagul è in versione Beta e gratuito, basta accedere al servizio dopo la classica creazione del proprio account e quindi tenere presente che ciascuna parola inserita nella “nuvola” è direttamente collegata al motore di ricerca Google.

Altro che “nativi digitali”: ormai parliamo di “residenti” e “visitatori”

Per molti anni abbiamo discusso del presunto “Digital Divide”, della possibile divisione della popolazione fra persone competenti in materia di nuove tecnologie digitali e “analfabeti digitali”. Dobbiamo la teoria della divisione fra “Nativi digitali” e “Analfabeti” al famoso esperto americano Marc Prensky di qualche anno fa.
Oggi si preferisce (specialmente in campo anglo-sassone) inquadrare la situazione secondo la permanenza attiva o occasionale dell’utente digitale sul web. Così possiamo parlare di residenti, cioè individui che trascorrono una certa parte della loro vita proprio online. Il web così inteso rappresenta la proiezione dell’identità dei residenti e ne facilita le relazioni a livello complessivo: insomma, queste sono persone che hanno il loro “doppio” online che viene curato regolarmente giorno dopo giorno.

Per contro, il visitatore è un individuo che usa il web come uno strumento in maniera organizzata, secondo le necessità che si presentano di volta in volta. Questo “visitatore” può prenotare una vacanza online, fare una ricerca su un argomento particolare, usare uno strumento di chat o video-conferenza, ecc.
Quello che si evince, in ogni caso, è la natura collaborativa e condivisa di tutto quanto, della “folla” che popola il Web e l’immagine che ho selezionato credo sintetizzi bene il trend complessivo: passiamo dall’IO al NOI.

Sistemi operativi online e cloud computing

Con il termine inglese di metacomputingWebOS e Web operating system sono parole che cercano di descrivere l’insieme di servizi di rete basati su internet che fanno della rete un grande computer distribuito, come è avvenuto per la prima volta in California, con il WebOS Project (presso l’UC Berkeley) e il WOS Project.
Come tutti i sistemi operativi tradizionali (da Mac OS X a Microsoft Windows, Linux, Open Solaris, ecc.), i sistemi basati sul web hanno le loro bravi applicazioni o programmi e tutto è fruito tramite browser e internet.All the world’s a platform“) – è che il mondo sia appunto una piattaforma, un insieme condiviso di informazioni, di idee, di rapidità e fluidità che possa essere fruito dovunque e comunque.
Quali sono le proposte utili, anche a livello scolastico, che NON richiedano alcuna installazione di software, riproducano un sistema in virtuale (non realmente esistente sul pc) ma solitamente una registrazione o email? Ecco le più valide:

  • Glide 3.0, abbastanza buono per la flessibilità e il supporto su vari browser
  • G.ho.st, fra i pochi a essere in italiano (e non in inglese)
  • iCloud
  • Soongy, l’unico che non richiede registrazione obbligatoria
  • StartForce
  • Windows 4 All, una riproduzione abbastanza fedele di Windows Vista
  • Project Management: questo (utile) sconosciuto

    Con l’espressione inglese project management (Gestione di Progetto) si intende l’insieme di attività volte alla realizzazione degli scopi/obiettivi di un progetto. Un progetto è uno sforzo delimitato nel tempo (con una data di partenza e una di completamento) diretto a creare dei prodotti e/o servizi e/o risultati specifici che comportano dei benefici o del valore aggiunto al committente.”
    Definizione da Wikipedia (link qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Project_management)

    Project_Management_(triangolo_dei_vincoli)Il cosiddetto “Triangolo dei vincoli” è un esempio classico dello schema dei fattori imprescindibili per la realizzazione delle idee e degli impegni in generale: non è possibile cambiare uno dei vertici senza che gli altri due rimangano intatti, quindi i tre elementi sono strettamente correlati. E’ possibile anche scegliere come ulteriori elementi del triangolo anche variabili il costo, il tempo e le risorse umane.
    Perché dedicare la nostra attenzione in un sito come questo proprio al Project Management (PM)?
    Il motivo è presto detto: qualsiasi attività lavorativa e connessa con l’aspettativa di un risultato efficace ha un suo sviluppo razionale in termini di tempi, di sforzi, di costi, di mezzi, ecc. Quando noi insegnanti programmiamo l’attività didattica annuale in fondo facciamo una previsione del genere. A maggior ragione, se integriamo l’attività scolastica con progetti didattici è necessario approntare un serio rapporto costi/benefici, pena l’esclusione dal Piano dell’Offerta Formativa (il P.O.F.). La cosa diventa assai più critica se pensiamo a tutti i progetti basati su finanziamenti dell’Unione Europea, che adotta il PM come criterio base dell’azione economico-politica.

    Ecco un’idea del criterio SMART: Gli obiettivi del progetto definiscono i risultati da raggiungere alla fine del progetto, risultati necessari per il conseguimento dei benefici attesi dai committenti. Gli obiettivi possono essere formulati nel modo migliore verificandone l’aderenza ai requisiti indicati dall’acronimo SMART (traducibile dall’inglese come ‘intelligente’, ‘furbo’):

    • Specifico/Semplice (ossia ben definito e chiaramente comprensibile)
    • Misurabile (o per lo meno valutabile) nella sua raggiungibilità
    • Accettabile (nel senso di ‘considerato raggiungibile’ dalle persone coinvolte nel progetto)
    • Rilevante (ossia importante per il committente, al punto di affidare un mandato chiaro e forte a coloro che hanno responsabilità nel progetto)
    • Tempificato/Tracciabile (nel senso che deve essere conseguito entro una data certa e poter essere tracciato nel suo avanzamento)

    Quesito: esistono software per facilitare l’adozione e lo sviluppo del PM? Risposta: Sì: essi sono sia software fisico da installare che basati sul Web 2.0, cioè servizi da fruire collegandosi a siti specializzati. La migliore comparazione dei software la trovate qui, a questo link, sempre di Wikipedia (stavolta in lingua inglese).

    Elaborazione filmati con software online con JayCut

    Dopo avere trascorso (spero per tutti gli amici lettori e visitatori del mio blog) buone vacanze estive, è tempo di rivedere i filmati e le riprese effettuate proprio durante queste vacanze e magari rielaborarle per ricavarne un bel filmato da conservare. Questo post di oggi è dedicato alla possibilità di svolgere tutto il lavoro di “Editor” di filmati direttamente online, senza installare nulla sul proprio computer, ma solo dopo essersi registrati (gratuitamente) al sito di JayCut.
    Immagine 2
    JayCut permette di caricare video senza alcun limite, procedere alla rielaborazione delle immagini e delle sequenze, quindi esportare il lavoro finito sia sui siti di Social Networking (Facebook o MySpace, per esempio) o sul proprio computer per rivederlo comodamente.
    JayCut è il risultato degli sforzi geniali dell’associazione dei giovani imprenditori Excitera, presso il Royal Institute of Technology (KTH) di Stoccolma, Svezia, dove sono io andato in vacanza questa estate (che raccomando).

    Lavagne interattive online e webconferenze – Interactive Whiteboards and Webconferences

    Questo post oggi è direttamente scritto in inglese ed è tratto da parte di una mia relazione scritta per conto dell’Interactive Computer Aided Learning Conference 2009, che si terrà dal 23 al 25 settembre prossimo in Austria. Il tema della mia relazione è proprio la rassegna (personale) e comparazione delle varie soluzioni interattive da sfruttare online, senza cioè acquistare nulla da parte della scuola. Gran parte delle soluzioni presentate sono accessibili dopo essersi registrati (gratuitamente) e non sempre è necessario installare qualcosa sul proprio computer o laboratorio informatico: molte delle proposte lavorano con il cosiddetto Cloud Computing, tramite RIA e linguaggio Ajax, “caricando” i dati sui server online.
    Ho diviso i servizi in due categorie:

    1. Sistemi di conferenze online con possibilità di annotazione su lavagna interattiva, in gran parte gratuita e operanti su qualsiasi computer, senza dipendere dal sistema operativo. Grandi possibilità di condividere lo schermo, anche a distanza.
    2. Software per l’annotazione e “cattura-schermo”, anche qui senza bisogno di dipendere da un sistema operativo preciso e qualche possibilità di condivisione. Sempre gratuito.

    This paper presents a personal review of useful tools and solutions, though not pretending to be fully comprehensive, although the scenario is in constant update. To start, the teacher can go through the following checklist for display technology, and consider some elements of IWBs development in his/her school:

    1) the actual provision of devices;

    2) the easiness of software use and resources;

    3) staff training;

    4) technical support from producers/distributors,

    5) installing an IWBs as part of a pilot project, or starting from a systemic initiative;

    6) local initiatives, or existing, national policies;

    7) embedding ICT into the curriculum, or designing a clear pedagogic focus

    Interactive Whiteboards2The online tools of Web 2.0 applied to interactive whiteboards can answer most of the questions above, if not all, by allowing schools to cut costs on equipment and huge training efforts. The final choice is then determined by the actual learners’ needs and teacher’s consideration of the factors related to the curriculum, the school economic budget, the facility to integrate materials, etc. The tools and services listed and described later on offer different opportunities that teachers can select and adopt, according to the specific contexts.

    Regarding commercial IWBs (the “hardware”), commercial devices on the market present rather similar features: screen size, software, touch-screen capabilities, Usb ports, etc. Thus, producers as Hitachi, eBeam, Nec, Promethean, Smart, and so on offer plenty of attractive devices, solutions, and prices, but rather common elements. Schools and teachers could consider also various online conferencing systems with whiteboarding capabilities, and devices with screen capturing and annotation software.


    1. Online conferencing systems with whiteboarding capabilities, mainly free and working on any computer, regardless of OS:

    · Blackboard (http://coursesites.blackboard.com) uses a Java applet ‘virtual classroom’ with a whiteboard, enabling users to engage in real-time discussions with other students, browse the websites suggested by the instructor, ask and answer questions from the instructor or other students. Verbal interaction is significantly enhanced by using the whiteboard to draw or display text and images, select and enlarge/move/cut/copy/paste/delete/group an item, draw free hand using a custom pen colour, enter text using the keyboard, draw a straight line, a square or a circle, finally, highlight an element with an arrow.

    · TalkAndWrite (http://www.talkandwrite.com/) a whiteboard integrated with voice and video, is a plug-in for the well-known audio-conferencing tool Skype (http://www.skype.com), which simulates the interaction of two partners working side by side on a common document. This can really represent a help for oral production, even offline.

    · Microsoft NetMeeting is the application already pre-installed on most PCs operating under Windows (named Windows Meeting Space under Windows Vista), allowing chat sessions and videoconferencing for online collaboration to take place.

    · Vyew (http://vyew.com/) is an interesting software that includes live desktop sharing, whiteboard and the capability to present files to your audience from whatever platform and OS, provided the browser compatibility. Vyew is available freely to use up to twenty participants. Desktops can be shared and saved using a built-in capture tool, while diagrams created with plug-ins such as DiagramVyew can be shared with others.

    · Yugma (http://www.yugma.com) runs on Java and is another powerful online conferencing system software-based. It is available on Windows, Mac, and Linux, with a special attention to screen-sharing capability. The free version has the possibility to invite up to 20 attendants, while the effectiveness of screensharing, of course, depends on the presence of broadband facilities.

    · Zoho Meeting (http://meeting.zoho.com/) Zoho offers a competitive suite of online web applications geared towards increasing productivity and offering easy collaboration. Unfortunately, Zoho Meeting free version is limited to a one-to-one webconferencing. A solution to this limit is represented by another Zoho service, Notebook (http://notebook.zoho.com/nb/login.do?serviceurl=%2Fnb%2Findex.do), which enables the user to create different types of content (texts, images, audio, videos, etc.), to aggregate and embed information in one place from multiple applications, to share from one page to a whole book.


    Screen capturing and annotation software, mainly regardless of operating systems. Here the free, costless version are highlighted.

    · Clivir (http://www.clivir.com/) is basically a learning community site, built for like-minded people to meet, share and learn together. The resource website presents some reliable information and solutions

    . Dabbleboard (http://www.dabbleboard.com), an online whiteboard, The free version will help the individual to draw, visualize, explore and communicate ideas (with unlimited Undo/Redo functions, drag-and-drop tools, etc.) with any number of people.

    · Groupboard (http://www.groupboard.com). Interactive website tools based on multi-user Java applets for education, business and fun. The user can add whiteboard, chat, games, message boards, voip conferencing and web conferencing to a site by simply copying a few lines of HTML code, through a customizable interface.

    · Scribblar (http://www.scribblar.com/) is a free online collaboration tool that features live audio, chat, whiteboard and image sharing capabilities, amongst other things. As many other tools, Scribblar has a free version and a paid one, with the first one providing most interesting services, such as secure, unlimited invitations to spaces (called Rooms), after a free registration.

    · Scriblink (http://www.scriblink.com/), a browser-ased IWB, a free digital whiteboard that users can share online in real-time. It is like having a pen and paper, minus the dead trees, plastic, and the inconvenience of being at the same place at the same time.

    · Skrbl (http://www.skrbl.com) is presented as a simple and easy online multi user whiteboard, giving out the personal URL and start working together. Skrbl lets you to sketch, text, share files, upload pictures all in one common shared space. There is a free edition, and a paid “team” version that provides more functionality and a lot more storage space. Some occasional crashes (failed uploads) reported by users, but still interesting.

    · Stixy (http://stixy.com/) seems a pretty cool organizational tool that has a sleek drag’n’drop interface, letting you create a virtual whiteboard for anything you would like to create. The tool allows the user to upload work, add comments, share files, invite co-workers, and star collaborating on documents, photos, etc. through specific widgets.

    · Thinkature (http://www.thinkature.com) is among the most appealing tools in this group. Thinkature is a collaboration working-space environment, a meeting room, a personal web-based whiteboard. It runs inside every browser and there is no special software to install. You (and all of your guests) can join a workspace instantly and without worrying about versions, operating systems, or firewalls.

    · Twiddla (http://www.twiddla.com/) is a free, web-based meeting playground, without needing any plug-ins. The tool enables browsing websites and drawing on them, sharing sites and files, as well as communicating either using a chat channel or an audio option to communicate verbally, marking up websites, graphics, and photos, or start brainstorming on a blank canvas.

    · Virtual Board (http://lightools.fredisland.net/), is somehow considered as “one of the richest and most advanced screen annotation tools available online”[1]. It integrates screen capturing, live text annotation and markup, zooming and use of a clipart. Annotations can be saved and loaded. The graphic interface encompasses the tools for drawing freehand, plotting lines, drawing filled or empty rectangles, squares, ellipses and circles, displaying text in differents colors, size, font and attributes on resizable cliparts, zooming in and out the whole or a part of a screen, as well as manage colours.


    [1] R. Good, R. (2006). “Whiteboarding tools and technology: a mini-guide”, at http://is.gd/2HORm

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    Pro e Contro (molto) del Cloud Computing (l’ufficio e archiviazione online)

    Come recita l’apposita voce di Wikipedia, “In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse (storage, CPU) distribuite.”
    La caratteristica principale di tale approccio è di rendere disponibili all’utilizzatore tali risorse come se fossero implementate da sistemi (server o periferiche personali) “standard”. L’implementazione effettiva delle risorse non è definita in modo dettagliato; anzi l’idea è proprio che l’implementazione sia un insieme eterogeneo e distribuito – the cloud, in inglese nuvola – di risorse le cui caratteristiche non sono note all’utilizzatore. Questa l’architettura del Cloud Computing, grazie all’immagine di Wikipedia:
    Cloud_comp_architettura
    “Una ragione per non usare le web application è la perdita del controllo” dice Richard Stallman (Free Software Foundation): i dati fluiscono liberamente tra qualsiasi postazione o thin client in giro per il mondo e i datacenter, ma a scapito della capacità del legittimo proprietario di disporne a suo piacimento. Basti pensare a cosa accadrebbe nel caso in cui un account venisse sottratto al suo titolare: da quello stesso account potrebbe partire una reazione a catena, che coinvolgerebbe tutti gli altri servizi ad esso collegati, stravolgendo le attività personali e lavorative di quello stesso individuo.
    L’avvento del Cloud Computing secondo Stallman non fa altro che riproporre l’antica questione del software free contrapposto a quello non libero: “È un male proprio come usare programmi proprietari”. In ballo ci sarebbe persino la libertà personale: “Fate il vostro lavoro su un vostro computer con un programma che rispetti le vostre libertà: usando un programma proprietario sul server di qualcun altro si è senza difese. Vi state mettendo nelle mani di chiunque abbia sviluppato quel software”.
    Dall’altro lato, i vantaggi del Cloud Computing potrebbero essere assai economici: sarebbe possibile evitare di acquistare software e aggiornare le macchine ogni volta che sia necessario perché tutto ciò (o quasi) che serve per lavorare è disponibile online, attraverso i programmi e suite online (come Google Docs, Microsoft Office Live Space, Zoho, ecc.). Inoltre, basta solamente procurarsi o crearsi un account specifico, spesso anch’esso gratuito, per accedere ai vari servizi.
    Scuole, uffici pubblici e organizzazioni di varia origine e funzione potrebbero così destinare le ingenti risorse per dotare gli uffici dei software necessari per altri scopi, recuperando anche i soldi riservati all’acquisto delle licenze pluriennali. Dal canto suo, Stallman si scaglia a buona ragione contro il Cloud Computing perché quest’ultimo è – oggettivamente – un concorrente del software libero di cui egli è paladino. In un periodo come quello attuale dove tutti i mezzi di comunicazione vogliono localizzarci (con il GeoTagging, vedi mia voce nell’Enciclopedia Vodafone Lab) Giustamente Stallman si chiede: perché rivolgersi al Cloud Computing, rinunciare deliberatamente alla propria riservatezza, quando è possibile usare suite d’ufficio come OpenOffice, libere e gratuite, installabili ovunque?