So.cl: Social Search (by Microsoft)/ Ricerca sociale e apprendimento

In this post I just copy (I state it very clearly) part of the FAQs appearing in the official blog and website of So.cl, that I discovered by chance today. So.cl (pronounced “social”) is an experimental research project, developed by Microsoft’s FUSE Labs, focused on exploring the possibilities of social search for the purpose of learning.

  • So.cl combines social networking and search, to help people find and share interesting web pages in the way students do when they work together.
  • So.cl helps you create rich posts, by assembling montages of visual web content.
  • To encourage interaction and collaboration, So.cl provides rich media sharing, and real time sharing of videos via “video parties.

Apart from Microsoft FUSE Labs, there are some other partners of So.cl, in particular selected schools (including University of Washington, Syracuse University, and New York University).
The So.cl search experience is powered by Bing; we use the public Bing APIs to display search result data. As students work together, they often look for the same content, and discover new shared interests by sharing results. These results can be web pages, images, or videos found through Bing. We see this trend today on many social networks, such as Twitter, where shared links spread virally and amplify popular content. So.cl experiments with this concept by letting you easily share links as you search. Unless you mark it as “private”, your search results, and any other data you post to So.cl may be viewed by all other So.cl users. It is notable to say that there are options to delete the search, ranging from deleting a single item, search or post, to deleting all your history, or your entire account. Finally, we can access So.cl through our Facebook account and as So.cl uses Facebook authentication, which means you use your Facebook account to log in, and your name and profile picture from Facebook appear in So.cl.


In Italiano:
Oggi ho casualmente scoperto So.cl, un progetto supportato da Microsoft FUSE Labs (e da molti altri qualificati partner, tra cui l’University of Washington, Syracuse University, e la New York University), cui si accede gratuitamente con il proprio account Facebook. So.cl è dedicato alla ricerca per l’apprendimento con un “taglio sociale”:

  • So.cl combina la rete sociale e la ricerca, con l’intento di aiutare gli utenti a trovare e condividere pagine web interessanti, in modo tale che gli student lavorino insieme;
  • L’intendimento di So.cl è di permettere agli utenti di creare post “ricchi”, cioè attraverso l’assemblaggio e montaggio di contenuto web visivo;
  • Si vuole pure incoraggiare l’interazione e la collaborazione, quindi So.cl fornisce la possibilità di condividere contenuti mediatici complessi, video, stabilire dei “video parties”, ovvero video-conferenze articolate.
Il potenziale didattico di So.cl è ragguardevole, poiché punta a un mezzo comunicativo che capitalizza notevole attenzione in tutte le fasce d’età, cioè l’apprendimento visivo, e sottolinea l’importanza della socialità come elemento principale del processo di apprendimento, nell’ottica di una vicendevole attenzione: i partner della ricerca sociale contribuiscono a turno e verificano i propri apporti, verificano la qualità degli stessi, secondo il principio che in inglese va sotto il nome di peer learning (“apprendimento fra pari”).

Google Voice Has Come to Italy/ Usare Google Voice

Well, Google Voice has finally arrived to Italy, at last. To call any mobile phone or landline directly from Gmail is now possible even from Italian accounts, while it was not available until a few weeks ago. As soon as you connect to your Gmail account, you will be asked to try and/or authorize the Voice service. Then, a small sleak box will appear on your bottom right with the number dialling pad, including the country symbols. Rates seem quite appealing and low, even for calls directed to mobile phones, ranging from €0,02 (land line, like in the United Kingdom) to 0,11-0,13,2 in Italy and €0,08 in the United Kingdom, all per minute, excluding VAT though. Just to note, a typical call to a mobile phone in the USA is free. Further information is available here.

Clearly enough, Google Voice presents itself as a way to scrap customers from its rival Skype, recently acquired by the arch-rival Microsoft, especially with good rates, but Skype has the greater advantage of totally free voice calls from computer to computer and integrates with Facebook very well and Google Voice is not, instead.

In Italiano:
Dopo diversi mesi di anticipazioni e di tira e molla, finalmente è disponibile anche in Italia il servizio Google Voice per chiamate a telefoni cellulari e di rete fissa. Il servizio è attivabile attraverso il proprio account Gmail e poco dopo compare sullo schermo, in basso a destra, un tastierino comprendente l’indicativo prefisso nazionale. Sì, perché a secondo del paese di destinazione di chiamata, le tariffe cambiano leggermente, come si evince dalla tabella nel link. In estrema sintesi, Google Voice sembra competitivo per chiamare telefoni fissi, mentre per i cellulari vi possono essere tariffe più appetibili.
Certo, Google Voice non può competere con le chiamate gratuite da computer a computer effettuabili con Skype (che permette di interloquire anche via Facebook), così come il versante integrazione comporta l’attenzione verso Google Voice con Docs, Gmail e gli altri servizi Google, con cui s’integra meravigliosamente (e logicamente).

Happy Digital Christmas/ La nascita di Gesu’ ai tempi di Facebook

How social media, web and mobile tell the story of the Nativity. Christmas story told through Facebook, Twitter, YouTube, Google, Wikipedia, Google Maps, GMail, Foursquare, Amazon… Very well planned and designed, the video combines unique atmosphere with the the State-of-the-Art technology and social networks. It is quite sweet and pleasant, so it is my small contribution to the coming Christmas spirit.

In Italiano:
Il Papa ha ricevuto un curioso biglietto d’auguri digitale. Giuseppe e Maria nel 2010 avrebbero usato sms, Twitter, YouTube, Google Maps, Wikipedia per organizzarsi. E i Re Magi si sarebbero serviti di Foursquare e Amazon. Se il Papa abbia già aperto questo video non è dato saperlo, e sicuramente rimarrà un mistero. Di certo c’è che tra i primissimi biglietti di Natale elettronici inviati a Benedetto XVI attraverso il sito vaticano Pope2You (il portale che fa comunicare il Papa con gli internauti) c’è anche il messaggio di qualche internauta che ha allegato agli auguri per il pontefice anche un link di Youtube. Non si tratta di un messaggio personale in webcam o di una cartolina virtuale: è la “storia della natività” ai tempi di Internet, raccontata in tre minuti da una società portoghese. Una trovata divertente, assolutamente surreale, con Giuseppe e Maria che “organizzano” la nascita di Gesù sfruttando tutti i mezzi tecnologici possibili: Facebook, Twitter, YouTube, Google, Wikipedia, Google Maps, GMail, Foursquare e Amazon.

Questioni di razza dietro l’uso di Facebook Vs. MySpace. Dati e considerazioni

Questo post che scrivo nel caldo sonnacchioso di un sabato pomeriggio ruota attorno a un’interessante ricerca di Danah Boyd, brillante ricercatrice con un dottorato di laurea e PhD, Social Media Researcher per la Microsoft Research New England, Fellow al Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard, USA.
Nel 2007 la Boyd ha scritto un articolo sulla ricerca da lei svolta, evidenziando che gli utenti di Facebook erano principalmente bianchi (perlopiù maschi), provenienti dalla classe media o perlopiù benestante, perfino in affitto. Inoltre, Boyd rilevava che gli utenti di MySpace erano invece di origine operaia, figli di immigrati o proprietari immobiliari di classe medio-bassa. Quest’anno (2010) la Boyd darà alle stampe “White Flight in Networked Publics? How Race and Class Shaped  American Teen Engagement with MySpace and Facebook” come parte del libro Digital Race Anthology, di prossima pubblicazione da parte della Routledge Press.
A lume di naso e senza molte pretese, credo che la situazione italiana quasi simile. Prima di tutto: secondo l’Osservatorio Facebook, in Italia su una popolazione si poco più di 60 milioni di abitanti, 16.030.860 sono iscritti a Facebook. In sostanza, il 26% dell’intera popolazione italiana ha un account su Facebook. Per quel che riguarda la divisione degli utenti iscritti in base al genere – dichiarato – la bilancia tende leggermente verso gli uomini – 53,2% – il che dimostrerebbe una maggiore riottosità delle donne – 44.3 – a partecipare alla vita virtual-sociale.

Uccisa a sprangate dall’amico virtuale su Facebook

Tutto pare partire dalla richiesta d’amicizia su Facebook, ma la morte è arrivata realmente.
A distanza di 5 giorni, ora restano tante cose da precisare attraverso le indagini, che hanno portato alla tragica conclusione. Domenico Iania, cinquantadueenne d’origine calabrese, è stato arrestato la notte scorsa a Morfasso, in provincia di Piacenza dove risiede da svariati anni, dagli agenti delle squadre mobili di Bari e Piacenza in operazione congiunta, con l’accusa dell’omicidio di Chiara Brandonisio, 34 anni, di Carbonara (Ba), operaia in una ditta di lavorazione delle mandorle, ammazzata a sprangate alla periferia di Bari lo scorso 8 luglio mentre andava al lavoro in bicicletta.
I due – a quanto sembra – non si erano mai incontrati di persona. Avevano una relazione puramente virtuale sorta su Facebook, il social network più famoso e maturata nelle chat e con lo scambio di qualche sms. Venti giorni di “storia” in tutto. Poi il vuoto e la morte.
Questi i fatti, le valutazioni possono interessare l’uso di Facebook e delle questioni relative alla privacy (da me affrontate qui: “Facebook, dati personali e privacy“. Non mancherà ora qualcuno che si darà da fare per aggredire qualsiasi rete sociale e Internet, in Italia può succedere di tutto. Quel che mi sento di dire è molto semplice e breve: qualsiasi social network NON sostituisce la relazione amicale e la socialità reali, né basta l’ascolto virtuale.
Sulle implicazioni psicologiche nell’uso di social network e di Facebook in particolare consiglio le seguenti letture:

La lettrice StafaniaK mi segnala, infine, un sito “sociale” come YouMood, un sistema per sapere come stanno i tuoi amici, oppure le persone accanto a te, nella tua città, regione, paese. La domanda a cui rispondere è una sola. Come sto in questo momento? Chissà se l’assassino della signora Brandonisio avrebbe potuto risparmiarsi una vita scrivendo qualcosa lì…

Stribe: Creare e connettere siti web e reti sociali/ Connecting and Integrating Social Networks

Stribe è un servizio abbastanza nuovo che permette di collegare e connettere siti web, blog, pubblicitari attraverso quello che chiameremmo una rete “metasociale”. Il principio operativo di Stribe è il collegamento con altri siti centrato sugli interessi specifici. Stribe si integra con Facebook e Twitter, aggiungendo visibilità ai propri interessi e contributi su Internet e “socializzando” il tutto. Stribe è gratuito, si integra con tutti i browser comuni (anche quelli dei cellulari) ed è compatibile con i vari sistemi operativi di cellulari, dall’iPhone ad Android.

In English Language:
Stribe is a service that enables websites, blogs, and advertisers to communicate and stay connected to their communities via a meta social network. it links websites together, thus creating communities centered on shared interests. You can think of it as a kind of “social web ring”. What’s more, Stribe integrates fully with Facebook and Twitter, bringing you all of the benefits from these social networks too, as well as the visibility of your contributions. Stribe is free to use for websites and community owners and is supported by all common browsers, is compatible with mobile phone browsers (including those on the iPhone and Android).

Facebook, dati personali e privacy

Oggi il tema della privacy e della sicurezza dei dati personali sembra essere ricorrente e assumere toni anche ossessivi. Solo ieri il padrone e fondatore di Facebook, il giovanotto Mark Zuckerberg annunciava – non senza suscitare una certa apprensione e avversione – che per lui “la privacy non è un valore“, secondo quanto dichiarato in un’intervista al quotidiano La Repubblica dal suddetto.
Devo dire di essere fra i circa 30mila utenti di Facebook nel mondo che hanno deciso di cancellarsi come tali dal famoso network; probabilmente sono parte di un’infima minoranza da confinare nella “riserva indiana”. Cosa mi ha spinto a cancellare il mio account da Facebook? In estrema sintesi, l’altalenante posizione riguardo la riservatezza dei miei dati personali, dei miei link, delle mie idee e amicizie, che NON desidero “dare in pasto” a chiunque faccia il guardone su Internet.
Nei confronti della privacy e della salvaguardia dei dati personali Zuckerberg ha dimostrato di essere estremamente ondivago e contraddittorio, assumendo posizioni molto diverse fra loro e a breve distanza di tempo, per cui si ricava una sensazione di “presa per i fondelli”, una mancanza totale di rispetto verso gli utenti che si riversano a frotte sul Web e fanno la popolarità del suo network. Esempi concreti della contraddizione di Zuckerberg in materia di rispetto / totale disinteresse verso la privacy sono i seguenti:

  • La privacy non è un valore per me“, dall’intervista menzionata sopra a La Repubblica, 23/06/2010;
  • Facebook rispetta la privacy di chi l’ha a cuore“, dall’intervista al giornale americano Washington Post del 24/05/2010. Qui in sostanza si dice che gli strumenti per la gestione della privacy ci sono, ma la maggioranza degli utenti ne ignora completamente l’esistenza oppure non li utilizza nel modo più consono. Questo può essere vero in parte, ma non del tutto.
  • The Age of Privacy is Over” (“L’era della privacy è finita”), dall’intervista video con Mike Arrington, fondatore di TechCrunch, 08/01/2010. Qui il Nostro afferma soavemente che la privacy è una “norma sociale obsoleta”;
  • Privacy is very important to us” (La privacy per noi è molto importante), dal dibattito al The Wall Street Journal’s D: All Things Digital Conference, svoltosi al Rancho Palos Verdes, California, il 02/06/2010;
  • Zuckerberg “odia la propria politica di privacy”, come lui stesso dichiara, scrive e fotografa l’11/12/2009 scorso.

Come gestire la privacy in Facebook?
Di seguito vorrei suggerire pochi link per la gestione dei dati personali sul network. NB: i link sono in lingua inglese.
1) “How to Opt Out of Facebook’s Instant Personalization“, dal New York Times del 23/04/2010. Evitate di rendere tutti i vostri link immediatamente (e automaticamente) visibili/condivisibili con tutti.
2) “Facebook Instant Personalization Opt OUT“, video esplicativo o tutorial per procedere a stabilire criteri e passaggi concreti per la tutela della privacy;
3) “HOW TO”: Disable Facebook’s “Instant Personalization” [PRIVACY]“, pagina dal sito americano Mashable, molto esaustivo sui social media.

Ricordiamoci, infine, che vi sono stati GIA’ diversi casi in cui la maldestra condivisione di opinioni personali su Facebook ha provocato il licenziamento del malcapitato utente da parte dei propri superiori: Facebook ha diritto pure ad agevolare i licenziamenti in un’epoca di incertezze e precariato? Andate a vedere i seguenti link:

Vade retro, Facebook!

Le serate in pizzeria possono avere degli sviluppi imprevedibili per davvero. In breve, scoprendo di essere in compagnia di qualche conoscente docente, ieri sera abbiamo animatamente discusso di Facebook (tra l’altro, oggi pare irraggiungibile), della sua presunta pericolosità, e del rifiuto (da parte di qualcuno/a) a utilizzare gli strumenti in rete e a “fare entrare Internet in classe”.
Quale approccio dovremmo adottare nei confronti di Facebook, il Moloch che ci sovrasta e che tutto vuole sapere / conservare dei nostri dati, delle nostre esperienze, dei nostri link, ecc.?
Confesso di non essere un crociato a favore del Web, ma neanche un fautore del ritorno all’antico e polveroso libro, mentre il mondo bussa alla nostra porta.
Mi domando:
è possibile un approccio eticamente laico ed equilibrato all’uso quotidiano in classe degli strumenti di condivisione in rete e delle reti sociali (Facebook incluso), senza dire subito “Vade retro!” ?
Per esempio, potremmo

  1. evitare di riprodurre con Internet le modalità direttive e autoritarie della scuola tradizionale, ma considerare che Internet ha una struttura associativa assai simile alle modalità conoscitive e neuro-relazionali del pensiero umano. Un buon testo per cominciare a riflettere in materia è di Robert Sternberg – Edward E. Smith (2000), La psicologia del pensiero umano, Roma: Armando.
  2. non attribuire un continuo voto/ valutazione alla quantità di “roba” visitata nel Web, ma alla qualità della sua rielaborazione a opera dei nostri studenti (interessante in materia un post di Eleonora Guglielman, “Didamatica 2010. Il bestiario dell’e-Learning”, qui).
  3. fare tutti gli sforzi per essere bravi/competenti insegnanti-mentori, cioè accompagnatori degli studenti nella costruzione del loro sapere e delle loro conoscenze critiche.