Archivi delle etichette: USA

Digital Textbooks in 5 Years in the USA/ Libri digitali entro 5 anni

3 feb

The Digital Textbook Playbook is a guide to help K-12 educators and administrators advance the conversation toward building a rich digital learning experience. This Playbook offers information about determining broadband infrastructure for schools and classrooms, leveraging home and community broadband to extend the digital learning environment, and understanding necessary device considerations. It also provides lessons learned from school districts that engaged in successful transitions to digital learning. This picture illustrates the four major guideposts for educators:

The Playbook is the output of the Digital Textbook Collaborative, a joint effort of industry stakeholders, school officials and nonprofit leaders to encourage collaboration across the ecosystem, accelerate the development of digital textbooks and improve the quality and penetration of digital learning in K-12 public education. The collaborative was convened by the Federal Communications Commission and the U.S. Department of Education and builds upon the FCC’s National Broadband Plan and the Department of Education’s National Education Technology Plan.

Italiano:
L’amministrazione USA del presidente Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. L’iniziativa è stata battezzata “Digital Textbook Playbook“. Sarà solo il clima da promesse elettorali? Per qualcuno il piano è giudicato difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.

Obama’s “Internet Kill Switch”: come ti spengo la rete

29 giu

A US Senate committee has approved a wide-ranging cybersecurity bill that some critics have suggested would give the US president the authority to shut down parts of the Internet during a cyberattack.

Senator Joe Lieberman and other bill sponsors have refuted the charges that the Protecting Cyberspace as a National Asset Act gives the president an Internet “kill switch.” Instead, the bill puts limits on the powers the president already has to cause “the closing of any facility or stations for wire communication” in a time of war, as described in the Communications Act of 1934, they said in a breakdown of the bill published on the Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee website. The committee unanimously approved an amended version of the legislation by voice vote Thursday.
The bill, introduced earlier this month, would establish a White House Office for Cyberspace Policy and a National Center for Cybersecurity and Communications, which would work with private US companies to create cybersecurity requirements for the electrical grid, telecommunications networks and other critical infrastructure.
The bill also would allow the US president to take emergency actions to protect critical parts of the Internet, including ordering owners of critical infrastructure to implement emergency response plans, during a cyber-emergency. The president would need congressional approval to extend a national cyber-emergency beyond 120 days under an amendment to the legislation approved by the committee.

Alternative a Internet?Senza che nessuno se ne accorgesse troppo, un comitato ristretto del Senato USA ha votato un provvedimento legislativo che consentirebbe al presidente americano in carica di “adottare azioni urgenti e rapide per proteggere parti critiche di Internte”. In altre parole, il presidente americano in carica avrebbe la possibilità di “spegnere Internet” in caso di attacco di hackers, pirati, terroristi operanti nel campo dei media digitali, ecc. Avvalendosi di una legge passata del 1934, il Senato ha inteso intervenire in caso di attacco contro gli USA e “chiudere qualsiasi possibilità alle comunicazioni avversarie”.
Resta da capire ora come e in che misura si possa “chiudere” l’intera rete al traffico, vista la distribuzione delle infrastrutture e dei nodi informativi, anche se molti server di famosi siti e servizi (prendiamo Google, per esempio) sono proprio americani e quindi in territorio governato da quello che è stato già battezzato “Internet Kill Switch.”

Video-corsi (gratuiti) dalle università americane più prestigiose

10 gen

Avreste sempre voluto seguire qualche corso di università americane famose e prestigiose, sentire direttamente i premi Nobel che insegnano presso quelle università, prendere appunti dagli scienziati e seguire in diretta i loro esperimenti, oppure ascoltare i critici più influenti raccontare le loro idee… Ebbene, oggi tutto questo è possibile: Berkeley, Yale, New York, Princeton, Stanford, ecc.: a scorrere la lista delle università che partecipano ad Academic Earth c’è da rimanere allibiti e piacevolmente stupiti.

Non è prevista alcuna quota d’iscrizione, ma semplicemente la registrazione e la creazione di un account, peraltro non obbligatorio per la visione della lezione prescelta all’interno di un indice ben organizzato per discipline, soggetti e titoli. Infine, ogni lezione ha una trascrizione sommaria dell’argomento trattato.

La Casa Bianca alla conquista di Facebook, MySpace e Twitter

3 mag

Il post che propongo oggi non è personale, ma ripreso da un interessante articolo di David Saltuari, sul Magazine di Sky.it, reperibile a questo link. Saltuari approfondisce l’uso da parte della nuova presidenza americana di Obama dei mezzi di comunicazione mediata dai social networks. In particolare, si evidenzia come la Casa Bianca si sia lanciata alla conquista di Facebook, MySpace e Twitter:

“Che Barack Obama fosse il politico più attento nell’uso degli strumenti del web lo si sapeva fin dalle primarie democratiche dello scorso anno. Ora il presidente degli Stati Uniti ha deciso di dispiegare anche tutti i canali comunicativi della Casa Bianca sui social network. L’apertura dei canali su Twitter, MySpace e Facebook (che si vanno ad aggiungere ai già esistenti canali di YouTube e Flickr) ha coinciso con l’emergenza dell’influenza A, permettendo così di mettere subito alla prova l’efficacia e l’utilità di questi strumenti di comunicazione.
Perché la domanda che tutti si pongono è sempre la stessa: sarà anche bello, giovane e moderno aprirsi una pagina su tutti i social network. Ma serve poi veramente a qualcosa o fa solo immagine? La domanda non è peregrina, anche perché i social network, come si capisce dal nome, servono a socializzare e prevedono dunque un’alta interazione tra gli utenti. Ma per la Casa Bianca, sia per il necessario distacco istituzionale che deve avere sia per la quantità di contatti che ha, risulta impossibile essere un’utente come tutti gli altri. Sarà ben difficile scoprire su Facebook quali sono i cinque personaggi che vorrebbe avere accanto in una rissa…
immagine-1…La Casa Bianca si offre completamente al commento pubblico e al pubblico dibattito, non si preoccupa se sotto i proprio video o nei propri status compaiano commenti fuori luogo o offensivi, perché si fida della capacità degli utenti di controllarsi e di gestirsi in modo civile (e a leggere i commenti, per ora, i cittadini dimostrano la loro maturità). E confida soprattutto nelle sue azioni e nelle proprie politiche per evitare i commenti critici. Il commento, da atto privato tra utenti, diventa qualcosa di pubblico e forma un nuovo modo di intendere l’opinione pubblica. Un opinione che, effettivamente, tiene il governo sempre sotto controllo ed ha gli strumenti per diventare massa critica.
Quanti sono oggi i governi che hanno il coraggio di sottoporsi a questo tipo di controllo pubblico?” [corsivo e grassetto del sottoscritto].

Ulteriori link (personali) utili per continuare il discorso:

Obama sull’istruzione: per tutti, buona e al passo con i tempi

20 apr

Il programma riguardante l’istruzione dell’amministrazione presidenziale americana a guida Obama è stato quasi ignorato o minimamente discusso dai mezzi di “informazione” in Italia, al limite dell’assenza assoluta di dibattito pubblico e privato. Siamo in un paese – l’Italia – dove parlare di scuola e istruzione per il presente e il futuro equivale al nulla, dove il pernacchio dell’ultimo reality show ha dignità di prima serata con tanto di programmi di approfondimento, sia a livello privato che a livello pubblico. Negli USA il peso dell’istruzione è diventato elemento strategico per la politica nazionale.
Obama ha quindi illustrato quelli che lui stesso chiama (in inglese) i “Five Pillars” (i cinque pilastri) del suo programma d’azione sull’istruzione durante un discorso all’United States Hispanic Chamber of Commerce lo scorso martedì 10 Marzo, al Washington Marriott Metro Center. A questo link è possibile reperire sia il video (in inglese), sia il testo che scaricare entrambi. Ecco i “pilastri” dell’educazione secondo Obama:

1) “Investing in early childhood initiatives” like Head Start;
2) ) “Encouraging better standards and assessments” by focusing on testing itineraries that better fit our kids and the world they live in;

Obama, Taking on Education

Obama, Taking on Education

3) “Recruiting, preparing, and rewarding outstanding teachers” by giving incentives for a new generation of teachers and for new levels of excellence from all of our teachers.
4) “Promoting innovation and excellence in America’s schools” by supporting charter schools, reforming the school calendar and the structure of the school day.
5) “Providing every American with a quality higher education-whether it’s college or technical training.”
In sintesi, lo sviluppo e la promozione socio-economica dipende dalla promozione dell’istruzione di qualità, dall’avere insegnanti bravi e ben pagati, dal non lasciare indietro alcun bambino, dall’avere un’ottima istruzione universitaria, perché già dal 2016 si dovrebbero avere professioni e percorsi lavorativi che imporranno la necessità di padroneggiare concetti e capacità di livello, internet incluso. Infine (e molto interessante per i profeti di sventure economiche di bilancio che negano adeguati fondi all’istruzione), Obama dimostra che nel lungo periodo una persona poco e/o male istruita costa di più alla comunità che una con le migliori opportunità.

Psicologia e voglia di Social Networking… Davvero?

10 apr

Scrivo volentieri questo post grazie ai suggerimenti e alle riflessioni sorte dopo i commenti di un lettore del blog, Alberto2007, sul Webcast della IBM. A sua volta, Alberto cura il suo blog a questo link qui.
Il tema della nostra comune riflessione è l’uso – anche a semplice scopo sociale – di una community online come LinkedIn, che raccoglie esperienze e figure di professionisti, quindi con un target e motivazione diversi rispetto a qualsiasi altro social network (SN, come Facebook, per intenderci).
Il filo conduttore è: usare o no i social network anche come semplice mezzo di comunicazione, in che termini, in che misura? Sintetizzo appresso alcuni spunti di riflessione:

  • Strumenti del SN come LinkedIn, per esempio, possono funzionare bene come aiuto al planning aziendale e/o come dice Alberto2007 come “cocktail party infinito dove poter avvicinare qualunque tipo di cliente”.
  • Noto, però, che non tutti sono vogliosi di “collaborare” e/o interagire online e vi sono remore psicologiche all’uso.
  • Comunicare vuol dire conoscere, pensare, agire, partecipare, relazionarsi, essere se stessi. La comunicazione è una componente indispensabile per costruire realtà sociali dove poter trasmettere conoscenze, pensieri, azioni, sentimenti. Per far ciò, dunque, non basta comunicare ma, è necessario che dall’altra parte ci sia qualcuno predisposta ad ascoltare, a cogliere gli input e che in maniera attiva e partecipe dia un feedback. Qualcuno in grado di comprendere attraverso l’uso degli stessi canali e di rispondere relazionandosi.
  • La sensibilità strategica verso gli strumenti di SN è relativamente bassa: a fronte di centinaia di iscritti, gli utenti attivi reali sono molti di meno. Ancora meno sono gli utenti creativi, quelli che cioè “creano” contenuti. La proporzione qui segue quella degli utenti dell’enciclopedia online Wikipedia: 10/20/30/40: il 10% crea, i rimanenti sono gli utenti che creano con frequenza progressivamente inferiore, per finire agli utenti assolutamente non creativi.
  • Da insegnante vedo con i miei occhi che molti colleghi usano il pc per scopi vagamente collegati al lavoro quando devono consultare il cedolino dello stipendio ricevuto dal MIUR per email.
  • Vi sono “isole felici”/comunità di studenti e proff. che hanno sviluppato alcune piattaforme comunicative semi-chiuse su social network, alcune su Docebo, molte su Moodle, alcune su Ning.
    Rimangono però sempre isole scollegate fra loro: in sintesi, non vi è una “visione d’insieme”, strutturale, organica.
  • Possiamo chiedere al MIUR: “Obbligo di social network”?
  • Io sottoscritto ho partecipato attivamente alla campagna presidenziale USA pro-Obama perché coinvolto casualmente su Twitter, il microblogging. E’ evidente che mai e poi mai avrei potuto votare pro-Obama… Da allora spedisco/ricevo messaggini da decine di persone – americane e non – e progressivamente ho specializzato i miei contatti: questi sono diventati maggiormente mirati e professionali. Fra l’altro, ho scoperto tanti servizi e notizie utili.

Infine, penso chiaramente quanto segue:

  1. Penso che un social network sia pur sempre comunicazione. Ci sono tanti esempi di blog aziendali e alcuni sono assai interessanti ed efficaci.
  2. Guardate la classifica dei Top 5 Corporate Blogs (blog aziendali) secondo Technorati nel maggio 2008 (fonte: New PR Wiki):
    #5. Yahoo! Search – Authority: 1130
    #4. Facebook – Authority: 1478
    #3. Flickr – Authority: 1744
    #2. Adobe – Authority: 1797
    #1. Google – Authority: 8492

  3. Come in tante cose, ci vuole una dose di empatia, di volersi calare dentro l’emotività dell’altro, una buona carica di ironia e disincanto (ma rispettoso) verso le persone: quello che gli inglesi chiamano humour, perché almeno sul social network il clima sia piacevole.
  4. Il SN esiste se c’è comunicazione vera e desiderio di conoscere, di arricchirsi a vicenda, senza stramberie di sorta.
  5. Un SN online probabilmente è lo specchio più o meno fedele della qualità delle relazioni interpersonali reali.
  6. Infine. Sull’uso del SN in ambito lavorativo (anche aziendale) e coglierne le sfumature e/o implicazioni psicologiche è assai interessante visionare la presentazione “Il bisogno di socialità e la partecipazione democratica degli utenti” di Francesco Monico, direttore della Scuola di Media Design della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano visibile qui:
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 676 other followers