Comunicare visivamente online (magari gratis, con lavagna interattiva)

Questo post dovrebbe essere collocato nella pagina dei link, ma siccome la risorsa coinvolge così profondamente l’attività di programmazione didattica (in senso Web) che lo propongo in prima pagina.
Per comunicare efficacemente le parole non bastano: a volte non ricordiamo che almeno il 70% di tutto quello che passa come informazione è a livello non verbale, ma anche visivo e quindi un aiuto in merito sarebbe più che utile e gradito. Da decenni ci affidiamo alle lavagne nere tradizionali: quanto gesso, quanta allergia, quante cancellazioni!
Da pochi anni, invece, le lavagne interattive (Lavagne Interattive Multimediali, LIM) si stanno affermando come un’interessante rimpiazzo e quasi tutti gli editori stanno pubblicando libri di testo che cercano di presentare lezioni e contenuti attraverso gli aiuti audio-visivi (perché anche questo si può con le LIM) in belle vesti grafiche e interattivamente. Purtroppo, alcuni editori non fanno altro che digitalizzare il proprio libro di testo, senza però trasformare la sequenzialità lineare delle conoscenze originarie. Tuttavia, esistono validi prodotti editoriali che non dichiarerò qui, perché non sono un  pubblicitario.immagine-13
Quello che suggerisco qui è usare una lavagna interattiva online se la Vostra scuola ne è sprovvista oppure se non è a Vostra immediata disposizione, basta un computer e un proiettore. Tanto, è sempre possibile caricare – gratuitamente – documenti, audio, video e altro, da riusare quando volete. La risorsa si chiama Dabbleboard ed è in versione “Free” (gratis) e a pagamento. Cosa cambia? Pagando è possibile caricare immagini Flash, modificare da parte di tutti i documenti, avere supporto tecnico, aggiungere CSS (moduli e altro). La versione gratuita è molto buona, perché non c’è alcun limite di spazio web a disposizione, non c’è un limite di persone/utenti che possono contribuire.

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Geotagging, ovvero, sempre rintracciabili… Ok or Not?

Col nome GeoTagging indichiamo il processo di identificazione geografica e l’attività d’aggiungere metadati ai vari mezzi di comunicazione come ad esempio fotografie, video, siti web o feed RSS ed è una forma di metadati geospaziali. Questi dati di solito consistono in coordinate geografiche (latitudine e longitudine), ma possono includere anche l’altitudine, recanti, l’esattezza dei dati, nomi e luogo. Ovviamente, la base primaria per il GeoTagging è lo sfruttamento del sistema GPS (Global Positioning System). L’etichettatura geografica (Tag in inglese significa proprio “Etichetta”) può aiutare gli utenti a trovare una vasta gamma di informazioni. Ad esempio, si possono trovare immagini scattate in prossimità di un determinato luogo inserendo coordinate di latitudine e longitudine in uno spazio abilitato per la ricerca d’immagini, come un motore di ricerca. L’inserimento di geotag può fornire servizi di informazione basati sulla localizzazione di notizie, siti web, o di altre risorse. Meno comunemente questo processo è stato chiamato “Geocodifica” (in inglese: Geocoding), sebbene quest’ultimo termine di solito si riferisce al processo di assunzione d’identificatori non basati su coordinate geografiche, come un indirizzo stradale, al fine di trovare proprio coordinate geografiche associate/associabili (o viceversa per la geocodifica inversa).

Un esempio di "Geotagging" con la macchina fotografica
Un esempio di "Geotagging" con la macchina fotografica

Applicazioni concrete di GeoTagging vanno dai servizi offerti dai gestori telefonici sui terminali appositamente dotati alle attività di micro-blogging (tipo Twitter) o alle macchine fotografiche che permettono la memorizzazione dei metadati, successivamente verificabili con i programmi di post-produzione (fotoritocco).  Un altro esempio concreto è Google Maps, che presenta sia la mappa (terreno, stradale, ibrida) che esercizi commerciali, attività varie e trasporti. Questa “melassa” informativa è chiamata Mash-Up.
Peraltro, è da tenere presente l’eventuale controversia legale dovuta alla gestione della Privacy a causa della rintracciabilità immediata della persona attraverso la posizione link, dell’informazione, della foto, ecc.

Estratto dal mio contributo a Vodafone Lab Wiki, originale presso “http://lab.vodafone.it/wiki/GeoTagging

Che personalità hai, che stile di apprendimento usi? Gioca al test

Che tipo di personalità hai? Che tipo di persona sarei se non mi conoscessi? E, soprattutto, che tipo di apprendimento sarei in grado di sostenere/seguire/desiderare?

BBC Science & Nature: Personality Test

Ecco, proviamo a svolgere un semplice test in soli 10 minuti proposto dalla BBC Science & Nature che trovate a questo link. Potrebbe essere anche una gradevole attività didattica in classe con i vostri alunni.

BBC Science & Nature: Personality Test

Vite attive e “sociali” proteggono dalla demenza senile

“An active and socially integrated lifestyle in late life might protect against dementia”

E’ questo il senso dell’articolo che mi è capitato di leggere oggi rovistando fra gli articoli passati e presenti della famosa rivista medica inglese The Lancet Neurology. Qui risaliamo al 2004, ma vi sono ulteriori studi recenti.
Da tempo mi incuriosisce il rapporto fra apprendimento linguistico e neuro-scienze, tra capacità di selezionare informazioni, il loro riuso (consapevole o no) e la costruzione neuronale delle informazioni stesse entro un “sistema” neurologico che porta poi a rappresentare quelle informazioni normalmente.
Sarebbe interessante studiare l’argomento e verificare nel tempo la portata e l’effetto dell’uso del social networking a livello cognitivo e neurofisiologico.

Neurology and Interactive Life
Neurology and Interactive Life

Qui appresso ricopio l’Abstract in lingua inglese:
The recent availability of longitudinal data on the possible association of different lifestyles with dementia and Alzheimer’s disease (AD) allow some preliminary conclusions on this topic. This review systematically analyses the published longitudinal studies exploring the effect of social network, physical leisure, and non-physical activity on cognition and dementia and then summarises the current evidence taking into account the limitations of the studies and the biological plausibility. For all three lifestyle components (social, mental, and physical), a beneficial effect on cognition and a protective effect against dementia are suggested. The three components seem to have common pathways, rather than specific mechanisms, which might converge within three major aetiological hypotheses for dementia and AD: the cognitive reserve hypothesis, the vascular hypothesis, and the stress hypothesis. Taking into account the accumulated evidence and the biological plausibility of these hypotheses, we conclude that an active and socially integrated lifestyle in late life protects against dementia and AD. Further research is necessary to better define the mechanisms of these associations and better delineate preventive and therapeutic strategies.”

Orientarsi nel Web 2.0

Che cos’è il “Web 2.0”? Cosa vuol dire “Web sociale e collaborativo”?mappa-web-20

Propongo questa mappa che a mio parere meglio sintetizza il dibattito. Ecco come viene definito da Tim O’Reilly in “What is Web 2.0“, da Paul Graham nel suo “Web 2.0” e da Jason Fried nel libro “User Survey“:

  1. La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo è deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell’”Effetto della rete”. I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.
  2. Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Google APPS e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.
  3. Il web inteso come piattaforma: definizione abbastanza vaga. Avete ragione. Secondo Tim O’Reilly, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Ogni community possa rientrare in questa definizione.
  4. Partecipazione degli utenti: Questo è il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione “read/write web” illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.
  5. Pieno coinvolgimento dell’utente: I siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano l’usabilità e creano pagine dinamiche che sono i grado di mostrare più informazioni nello stesso spazio.
  6. Neologismo per Marketing: questo è almeno quello che gli scettici dicono, tutto una faccenda commerciale. Così Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o più delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire. Questa definizione è parzialmente vera, anche se, secondo me, il Web 2.0 è molto di più.
  7. L’importanza dei dati: La gestione dei dati è una competenza insita nelle aziende e organizzazioni che trattano il Web 2.0. “L’SQL è il nuovo HTML”, è un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.
  8. Beta per sempre: Le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa è comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni standalone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.
  9. Usare il web come è stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nell’usabilità che è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perché è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente (si veda Flickr e del.icio.us).
  10. Nulla: Molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perché se da un lato è difficile trovare una definizione chiara, dall’altro è anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalità che dipingono meglio gli oggetti e la realtà. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 è ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.
Pubblicato con Flock

Il CLIL per la società della conoscenza

Questo post presenta una brevissima intervista con David Marsh. D’origine australiana, istruitosi in Gran Bretagna e adesso in Finlandia, Marsh ha lavorato sul multilinguismo e l’educazione bilinguistica fin dagli anni ’80. Ha fatto parte del gruppo di studio che ha originato la definizione del CLIL (Content Language and Integrated Learning) nel 1994. Nel 2002 ha coordinato la produzione di CLIL – The European Dimension: Actions, Trends and Foresight Potential for the European Commission (DG EAC). Marsh continua a lavorare intensamente sul Clil e su vari altri ambiti d’interesse presso l’UNICOM, Continuing Education Centre, University of Jyväskylä, Finlandia. Attualmente Marsh collabora con l’importante CLIL Consortium.


Integrare le ICT in classe attraverso Moodle & Wikis

Come cambia l’apprendimento con l’avvento del Web? Grazie al Web 2.0 (o rete sociale) il singolo utente crea e condivide informazioni e conoscenze. E’ evidente che gli spazi tradizionali dell’apprendimento cambiano e si estendono incredibilmente. Ecco perché parliamo di apprendimento condiviso e distribuito, connettivo.
Segnalo a tutti i Gentili Amici e Colleghi la classe online che si è tenuta oggi sulla piattaforma interattiva WiZiQ che trovate nel link segnalato. L’iniziativa è parte integrante della piattaforma sociale Digifolios and Personal Learning Spaces, a cura di Cristina Costa su Ning. insegnante (EFL teacher) e addetto ICT presso l’University of Salford in Gran Bretagna.

Digifolios and Personal Learning Spaces
Digifolios and Personal Learning Spaces