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web2_framework_p3Dietro il concetto di “Web 2.0” c’è un ampio dibattito in ambito accademico, scolastico e tecnico che va avanti da almeno dieci anni. Possiamo dire che la discussione si impernia su concetti che si sono andati incrociando nel corso del tempo:

  1. L’idea che la conoscenza è soggettiva, negoziabile, non più semplice elemento oggettivo facilmente misurabile e quantificabile. Da qui si emerge la necessità del riconoscimento formale di quanto appreso in maniera informale. L’esponente più noto di questa corrente di pensiero è Etienne Wenger (1998), con la sua teoria di “Communities of Practice“, secondo cui l’apprendimento è un sistema sociale.
  2. Gli esseri umani non sono dotati di un determinato grado di intelligenza generale, che si esprime in certe forme piuttosto che in altre, quanto piuttosto che esiste un numero variabile di facoltà relativamente indipendente tra loro. Questa è la famosa teoria delle Intelligenze multiple (1994) di Howard Gardner (1983) che arriva a identificare almeno sette differenti tipologie di intelligenza. Gardner ha esposto le caratteristiche della sua teoria in molte occasioni, anche in Italia.
  3. La conoscenza si esplora e si connette attraverso una rete di interessi convergenti, spesso modificabili in maniera condivisa dai vari “attori sulla scena”.
  4. La teoria che meglio spiega la tendenza attuale e i suoi futuri sviluppi per la scuola e la conoscenza è il Connettivismo, del canadese George Siemens. La teoria è già battezzata la “teoria dell’apprendimento per l’era digitale”. La conoscenza non è più la somma di tante diverse identità che si giustappongono, ma l’insieme organico di esse. Un ottimo punto di partenza per capire l’affermazione è un’intervista a Derrick De Kerchove e Pierre Levy (1998).
  5. La conoscenza è rapidità e non è mai statica. Anche se l’affermazione suona retorica o già usata, non è mai abbastanza oggi, nel XXI secolo.
  6. La didattica attraverso il Web 2.0 e le sue successive evoluzioni è un fattore che orienta e forma i soggetti coinvolti, ma non si fonda esclusivamente sulla padronanza tecnica degli strumenti tecnologici. La tecnologia non serve se non si hanno le idee.