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Già da alcuni mesi si parla di “Web 3.0”, come se non bastasse il termine “Web 2.0” coniato da O’Reilly tra fine 2004 e 2005 e che individuava nella connettività e collaboratività la natura della rete. Per comprendere appieno la portata di come la rete modifica l’informazione e la conoscenza suggeriamo di rileggere in italiano l’articolo originale (e influente) di O’Reilly che trovate al seguente link.ia_webtrends_2007_2_1024_768
Oggi si parla addirittura di “Web 3.0” come naturale evoluzione del web come piattaforma generale che soppianta il macchinario (l’hardware) ma anche i programmi (il software). Come dimostrano gli esempi di Google DOCS e Zoho Suite, non è più necessario aggiornare macchine e programmi continuamente e spendere risorse considerevoli per “far girare” la produttività di scuola e ufficio. Oggi basta avere una connessione internet abbastanza veloce, un browser e gestire tutti i propri documenti (testi, presentazioni, progetti, diagrammi GANTT, chat, ecc.) via rete. Inoltre, è possibile creare e mantenere un’ampia rete di contatti professionali e personali senza dovere saltellare da un sito all’altro (per esempio, cambiando da Facebook a MySpace, a Flickr, ecc.).
In una situazione tipicamente scolastica, per esempio, possiamo prevedere un laboratorio pratico di ricerca di informazioni e della loro manipolazione, strutturazione e presentazione – da parte degli studenti stessi – alla classe intera. Il docente, in questo caso, diventa una specie di “curatore/amministratore” dell’operazione, come l’amministratore di un sito web e verifica la congruenza didattica del lavoro svolto.
Ecco, il Web 3.0 pare un’evoluzione della versione precedente: la rete collaborativa, in costante evoluzione e il cui sapere e conoscenze sono sempre condivise, discusse e aggiornate da tutti.