Le tecnologie del Web 2.0 al lavoro, secondo un Webcast di IBM

061023_nothing_to_see_hereLe tecnologie aperte, collaborative e flessibili del Web 2.0 che una moltitudine di aziende e organizzazioni di tutto il mondo stanno adottando evidenziano la crescita di una dimensione, quella dell’immaginazione personale e di un’innovazione collettiva straordinaria.
In questo Webcast (disponibile nei formati RealTime e Windows Media Player) Jelan Heidelberg, IBM Lotus Senior Offering Manager, delinea i trend o tendenze ipotizzabili e magari già all’opera in diversi contesti lavorativi, culturali e imprenditoriali. A questo link è reperibile anche una versione “User-friendly” in formato Pdf.

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8 pensieri su “Le tecnologie del Web 2.0 al lavoro, secondo un Webcast di IBM

  1. alberto2007

    dove lavoro sto cercando di sensibilizzare il team all’utilizzo di questi strumenti.

    Li considero ottimi nelle fasi di planning e coordinamento ma anche di relationship con i clienti.

    Vedo per esempio uno strumento come linkedin, in ottica commerciale, un cocktail party infinito dove poter avvicinare qualunque tipo di cliente….

    che ne pensate?

  2. cosmicoweb

    Anch’io faccio uso di LinkedIn e lo reputo un buono strumento di interazione/informazione socio-personale. E’ vero, volendo si può usare LI come una piattaforma virtuale per contatti e relazioni di livello. Ritengo, però, anche che non tutti gli utenti sono pronti a “gettarsi nel social network”: in altre parole, non tutti sono vogliosi di “collaborare” e/o interagire online e vi sono remore psicologiche all’uso.
    Concordo pienamente che in fase di Planning e coordinamento iniziali sia essenziale adoperare qualcosa come LI e – aggiungo – usarlo bene, a tempo e col tempo dovuti.

    Grazie dell’idea…! Vale la pena continuare a pensarci su…

  3. alberto2007

    si è assolutamente vero che in ambito lavorativo la sensibilità verso strumenti come LI è bassissima…

    in realtà quello che ho notato è che il numero di iscritti (in Italia) sono anche ababstanza ma la amggior parte è utente passivo….

    stimolarne l’utilizzo, invitando i propri clienti e partner a non ignoralrlo,anche solo come strumento di comunicazione, può, secondo me, avviare un processo di diffusione nel breve periodo….

    che ne pensi?

  4. cosmicoweb

    Stimolare l’uso dei social network, di LinkedIn, invitare i propri partner, studenti e clienti… Pare alquanto dura e la cosa si può risolvere “obbligando” i docenti (io sono un insegnante) a visionare i documenti e le comunicazioni essenziali sul web.
    Ancora alcuni esempi pratici:
    1) Molti docenti si sono accostati alle ICT solo da quando il MIUR spedisce i cedolini dello stipendio via email.
    2) Vi sono “isole felici”/comunità di studenti e proff. che hanno sviluppato alcune piattaforme comunicative semi-chiuse su social network, alcune su Docebo, molte su Moodle, alcune su Ning.
    Rimangono però sempre isole scollegate fra loro: in sintesi, non vi è una “visione d’insieme”, strutturale, organica.
    Possiamo chiedere al MIUR: “Obbligo di social network”?
    3) Io sottoscritto ho partecipato attivamente alla campagna presidenziale USA pro-Obama perché coinvolto casualmente su Twitter, il microblogging. Da allora spedisco/ricevo messaggini da decine di persone – americane e non – e progressivamente ho specializzato i miei contatti: questi sono diventati maggiormente mirati e professionali. Fra l’altro, ho scoperto tanti servizi e notizie utili.
    4) CONCORDO ASSOLUTAMENTE sul fatto che i social network abbiano decine e centinaia di utenti, ma sono PASSIVI.
    5) Ogni social network serio e vitale che si rispetti vive solamente se i suoi utenti sono altrettanto vitali e capaci di arricchire in qualsiasi senso la comunità online.

  5. cosmicoweb

    P.S.!
    Penso che un social network sia pur sempre comunicazione. Ci sono tanti esempi di blog aziendali e alcuni sono assai interessanti ed efficaci. Come in tante cose, ci vuole una dose di empatia, di volersi calare dentro l’emotività dell’altro, una buona carica di ironia e disincanto (ma rispettoso) verso le persone: quello che gli inglesi chiamano humour, perché almeno sul social network il clima sia piacevole. Penso anche che deve essere comunicazione vera e desiderio di conoscere, di arricchirsi a vicenda, senza stramberie di sorta.
    Penso, infine, che un social network online sia lo specchio più o meno fedele della qualità delle relazioni interpersonali reali.

  6. alberto2007

    Sono perfettamente d’accordo con te…

    chi rifiuta il social network a prescindere (la parola SN purtroppo in italia è accostata esclusicvamente ad un brand, FACEBOOK!!) rifiuta un processo di sviluppo della comunicazione inevitabile….

    il Sn permette ad ognuno di noi di essere coinvolti in meccanismi assolutamente irraggiungibili prima….vedi la tua esperienza nelal campagna on line di Obama.

    Questo è un aspetto affascinante che molti ignorano…

    purtrioppo in Italia subiamo l’impatto con le lingue straniere, l’inglese in primis….

    alla base dello sviluppo credo sia necessario un impriovement delle skills linguistiche degli italiani….superato quello lo sviluppo dei SN come mezzo di sviluppo culturale diventerea inarrestabile anche in ITalia

  7. cosmicoweb

    PS PS: Ho dedicato un intero post alla nostra discussione, sistemandola un po’ meglio, inserendo pure il link per il tuo blog. Grazie ancora per gli spunti di riflessione.

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