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Scrivo volentieri questo post grazie ai suggerimenti e alle riflessioni sorte dopo i commenti di un lettore del blog, Alberto2007, sul Webcast della IBM. A sua volta, Alberto cura il suo blog a questo link qui.
Il tema della nostra comune riflessione è l’uso – anche a semplice scopo sociale – di una community online come LinkedIn, che raccoglie esperienze e figure di professionisti, quindi con un target e motivazione diversi rispetto a qualsiasi altro social network (SN, come Facebook, per intenderci).
Il filo conduttore è: usare o no i social network anche come semplice mezzo di comunicazione, in che termini, in che misura? Sintetizzo appresso alcuni spunti di riflessione:

  • Strumenti del SN come LinkedIn, per esempio, possono funzionare bene come aiuto al planning aziendale e/o come dice Alberto2007 come “cocktail party infinito dove poter avvicinare qualunque tipo di cliente”.
  • Noto, però, che non tutti sono vogliosi di “collaborare” e/o interagire online e vi sono remore psicologiche all’uso.
  • Comunicare vuol dire conoscere, pensare, agire, partecipare, relazionarsi, essere se stessi. La comunicazione è una componente indispensabile per costruire realtà sociali dove poter trasmettere conoscenze, pensieri, azioni, sentimenti. Per far ciò, dunque, non basta comunicare ma, è necessario che dall’altra parte ci sia qualcuno predisposta ad ascoltare, a cogliere gli input e che in maniera attiva e partecipe dia un feedback. Qualcuno in grado di comprendere attraverso l’uso degli stessi canali e di rispondere relazionandosi.
  • La sensibilità strategica verso gli strumenti di SN è relativamente bassa: a fronte di centinaia di iscritti, gli utenti attivi reali sono molti di meno. Ancora meno sono gli utenti creativi, quelli che cioè “creano” contenuti. La proporzione qui segue quella degli utenti dell’enciclopedia online Wikipedia: 10/20/30/40: il 10% crea, i rimanenti sono gli utenti che creano con frequenza progressivamente inferiore, per finire agli utenti assolutamente non creativi.
  • Da insegnante vedo con i miei occhi che molti colleghi usano il pc per scopi vagamente collegati al lavoro quando devono consultare il cedolino dello stipendio ricevuto dal MIUR per email.
  • Vi sono “isole felici”/comunità di studenti e proff. che hanno sviluppato alcune piattaforme comunicative semi-chiuse su social network, alcune su Docebo, molte su Moodle, alcune su Ning.
    Rimangono però sempre isole scollegate fra loro: in sintesi, non vi è una “visione d’insieme”, strutturale, organica.
  • Possiamo chiedere al MIUR: “Obbligo di social network”?
  • Io sottoscritto ho partecipato attivamente alla campagna presidenziale USA pro-Obama perché coinvolto casualmente su Twitter, il microblogging. E’ evidente che mai e poi mai avrei potuto votare pro-Obama… Da allora spedisco/ricevo messaggini da decine di persone – americane e non – e progressivamente ho specializzato i miei contatti: questi sono diventati maggiormente mirati e professionali. Fra l’altro, ho scoperto tanti servizi e notizie utili.

Infine, penso chiaramente quanto segue:

  1. Penso che un social network sia pur sempre comunicazione. Ci sono tanti esempi di blog aziendali e alcuni sono assai interessanti ed efficaci.
  2. Guardate la classifica dei Top 5 Corporate Blogs (blog aziendali) secondo Technorati nel maggio 2008 (fonte: New PR Wiki):
    #5. Yahoo! Search – Authority: 1130
    #4. Facebook – Authority: 1478
    #3. Flickr – Authority: 1744
    #2. Adobe – Authority: 1797
    #1. Google – Authority: 8492

  3. Come in tante cose, ci vuole una dose di empatia, di volersi calare dentro l’emotività dell’altro, una buona carica di ironia e disincanto (ma rispettoso) verso le persone: quello che gli inglesi chiamano humour, perché almeno sul social network il clima sia piacevole.
  4. Il SN esiste se c’è comunicazione vera e desiderio di conoscere, di arricchirsi a vicenda, senza stramberie di sorta.
  5. Un SN online probabilmente è lo specchio più o meno fedele della qualità delle relazioni interpersonali reali.
  6. Infine. Sull’uso del SN in ambito lavorativo (anche aziendale) e coglierne le sfumature e/o implicazioni psicologiche è assai interessante visionare la presentazione “Il bisogno di socialità e la partecipazione democratica degli utenti” di Francesco Monico, direttore della Scuola di Media Design della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano visibile qui: