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Da quando esiste, internet ha posto le questioni dell’anoninimità sul Web, l’assunzione di nuove personalità e identità multiple, scatenando un dibattito senza fine. In poche parole: dovremmo o no rivelare le nostre vere identità online? Dovremmo forse nascondere chi siamo e “viaggiare nel cyberspazio” senza timori e problemi?
A favore della prima idea, rivelare la vera identità, possiamo dire:

  • Alle persone piace sentire/avere a che fare con gente vera. E’ decisamente assai più facile fidarsi e trocare affidabile contenuti e proposte da chi si può rintracciare con nome e cognome. Tutto risulta quindi molto realistico. Questa scuola di pensiero prevede di dare maggiori informazioni possibili su se stessi, anche per non creare fraintendimenti.

  • Per gli educatori. Risulta davvero difficile entrare in contatto con gruppi e forum senza presentarsi e non dire di essere docenti a molti sembra impensabile. D’altra parte, perché aprirsi a chi nega la propria identità a noi stessi?

    Perché non rivelare la propria identità?

  • Il Web è il luogo dell’anonimità per eccellenza. Questo però fa a pugni con la comunicazione vera.
  • Non si può controllare chi accede alle nostre informazioni online. Il risultato è che bisogna proteggere la nostra privacy, a patto di stabilire con chiarezza quanta della nostra identità sia privata e quanta, invece, può essere  divulgata  online. Quest’ultimo problema emerge specialmente quando i nostri dettagli e le nostre informazioni sono “rivendute” da tanti altri siti. Per intenderci, quando ci colleghiamo e operiamo su Facebook è il caso di scegliere con molta cura cosa e quanto divulgare, visto che Facebook stesso in seguito “spargerà” le notizie in maniera virale.
  • Cos’è tutto questo GeoTagging? Mica devono sapere che sono nel Wc… Molto del Web 2.0 o sociale è tale proprio perché gran parte dell’identità personale nel mondo del Web 2.0 viene “scambiata”, acquisita, rivista, ecc. in maniera assai rapida e funzionale. Per chiarire: il Web 2.0 ci permette di pagare servizi online, rivedere le partite di calcio e gli sceneggiati televisivi preferiti, scaricare film e canzoni del cuore (anche se sempre a proprio rischio e pericolo, in termini legali) e molto altro. Ebbene, tutto questo scambio ha un prezzo che si chiama “Account” (l’identificativo personale per fruire dei servizi) o “Condivisione del profilo personale” (il pedaggio da pagare oltre l’email dell’account personale), ecc.

Una soluzione pratica che ci permetta di trovare un punto d’incontro bilanciato è l’uso sistematico di aliases e di un avatar al posto della foto personale.

Qui appresso propongo un interessante video (in inglese) di Dick Clarence all’O’Reilly Open Conference sull’identità nel Web 2.o