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facebook-amici-social-network2-383x350Da qualche giorno mi sono iscritto al corso di Garamond dedicato ai Social Network a scuola e nella didattica quotidiana, che raccomando vivamente di seguire (almeno in parte) e ho avuto modo di scambiare qualche interessante idea con i colleghi di corso, che ringrazio ancora qui. Ebbene, mi sono intrattenuto con Haiele e altre due colleghe riguardo l’uso e i benefici (più o meno rilevanti) di Facebook a scuola e la discussione mi ha stimolato a focalizzare alcune cose:

  1. Come tutti gli strumenti, non ultime le pistole o le armi in generale, Facebook risulta buono quanto basta, se è usato bene, se c’è un progetto didattico dietro. Sembra ovvio e banale, lo so, ma è così e non sempre ci pensiamo.
  2. I social network, le comunità online e gli strumenti connessi sembrano avere un’influenza determinante nella modificazione delle relazioni e della qualità dell’interazione personale: in Facebook è comune vedersi arrivare richieste tipo: “Prof, l’aggiungo ai miei contatti?” Questa relazione facile pare cambiare la tipologia di rapporto fra me insegnante e i miei studenti, da verticale a orizzontale. A qualche collega di chat Garamond questa “orizzontalità” lascia perplessi e provoca una qualche apprensione. Aldilà del corso Garamond, anche lo scambio con altri colleghi non coinvolti nel corso suddetto mette in evidenza l’apprensione sulla possibile perdita di autorevolezza che l’essere disponibili sui social network può provocare.
  3. Ho voluto fare l’esperienza di concedere ai miei alunni la possibilità di aggiungermi fra i loro contatti su Facebook per le prime due settimane di Ottobre 2009. Il risultato merita una riflessione ulteriore:
    • La condivisione su Facebook di contenuti di vario tipo “umanizza” la figura del docente agli occhi dei propri studenti;
    • Ho potuto verificare concretamente che il rapporto interpersonale in classe è migliorato grandemente;
    • Il rendimento degli studenti, anche di quelli meno coinvolti, è salito in qualche misura (anche di poco, ma è salito);
    • La presenza sui social network è una miniera preziosissima per comprendere meglio i profili psicologici e gli interessi dei nostri studenti, cosa che altrimenti dovremmo acquisire solamente attraverso lunghi test conoscitivi e d’ingresso;
    • PBLRitengo che la presenza del docente su Facebook e comunità simili sia più proficua se connessa con attività di problem solving o problem-based learning (un’ottima introduzione sintetica al PBL qui e molti altri documenti e link anche qui), ovvero focalizzate, mirate, con una forte dose di didattica cognitivista e finalizzate, dopo il primo momento di “divertimento”;
    • E’ salutare, certamente, non farsi sommergere dai vari post di studenti tipo “Biscotto della Fortuna”, “Il cioccolatino preferito” e altri simili: il buon senso ci permette di privilegiare ex alunni, ma non a ignorare quel che passa nella mente e nei cuori degli studenti attuali;
    • L’uso di Facebook si può anche configurare come luogo o aula virtuale. Sì, è ovvio anche questo, però la dimensione virtuale può arrivare a diminuire quel “filtro affettivo” o barriere psicologiche che oggettivamente dividono gli studenti dai loro docenti.