Buon 2010 a tutti

Ancora un augurio di ogni bene e buon 2010 a tutti i lettori, amici e visitatori occasionali del mio blog/sito

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Tag Cloud, la frontiera delle mappe concettuali

Non potevo rimanere inattivo, viste le notizie e le informazioni che si aggiornano continuamente e che possono rappresentare interessanti opzioni didattiche e formative in genere. Dopo Wordle, un altro servizio – ancora gratuito, pare, anche se rimarrà tale se per uso personale non commerciale – è Tagul. Tagul è un servizio web che vi permette di creare bellissime “tag clouds”. Tagul è stato inventato da tale Alex, un giovane russo di Mosca, 27 anni, imprenditore e tech geek.

Buone Feste a Tutti

Con le vacanze natalizie “Didattica col Web 2.0” sospende le attività per ritrovarci ad anno nuovo. Penso che nel 2010 ne vedremo delle belle, almeno dal punto di vista tecnologico e culturale: E-Readers (lettori di testi, incluso l’apparecchio che Apple dovrebbe mettere in commercio e di cui si favoleggia da mesi), cloud computing, servizi di mash-up (una sorta di versione arricchita di Google Maps), augmented reality, e altro. La Scuola che fa? Aspetta, guarda, sperimenta, fra isole felici e sacche d’inerzia.

Auguro a tutti i lettori, visitatori occasionali e amici ogni bene e buone feste.

Libri sostituiti da Internet, i rischi di un “Paper Divide” e le parole in libertà

Quel che riporto appresso è frutto della lettura dell’opinione di Gustavo Ghidini pubblicata dal Corriere della Sera di sabato 05/12/2009, col titolo “Grandi libri sostituiti da Internet. I rischi di un Paper Divide”.
Il succo dell’articolo è che Internet forma “un singolare accoppiamento: una scarsa capacità di approfondimento e di riflessione individuale”, perché pare che “sulla schermata del computer ci si soffermi meno, rispetto alla pagina scritta, a ragionare criticamente” [corsivo mio] Dopo alcune righe, Ghidini giunge a ipotizzare anche una “deriva per la quale molti giovani finiscano per evitare i libri, specie i grandi libri, e a rinunciare a una estesa lettura dei giornali per un rapido ‘giro’ in rete… ragione civile…”
Ora io credo che Ghidini dica una cosa giusta e prenda numerose cantonate. Per precisione, è vero che guardare lo schermo stanca e solo quando stampiamo una pagina scritta col word-processor notiamo e rileviamo gli errori di battitura, di costruzione del discorso e quant’altro.
Le cantonate consistono, a mio modesto parere, nel ritenere che le modalità di fruizione del contenuto digitale siano le stesse di quelle della lettura della pagina cartacea – con annesse riflessioni – e che le associazioni mentali scompaiano assieme alle buone letture di fronte a un semplice aggregatore di notizie RSS, Atom o NewsFeed.
Non so quanto Ghidini sia competente in materia, forse si limita alla proprietà industriale e al lavoro di ricerca alla Luiss o altrove. Sinceramente non so neanche l’intento del Corriere della Sera nell’ospitare una discussione che si potrebbe benissimo fare al Bar dello Sport (con tutto il rispetto dei baristi e degli avventori).
Quel che inferisco psicologicamente è che:
1) Internet serve per una mera ricerca di notizie e informazioni bibliografiche (a detta dello stesso Ghidini);
2) Il “Digital Divide” non esiste in quanto c’è gente che legge relazioni e giornali cartacei a fronte di internauti;
3) Il “Digital Divide” accoglie equamente analfabeti totali e di ritorno, gente che un giornale e un libro non li legge neanche morti o pagati, ma anche gente ‘perbene’ e alto-borghesi;
4) La fantomatica divisione che Ghidini enuncia esiste solo in Italia perché solo qui si legge sempre poco e male, mentre il vero “Digital Divide” nei paesi esteri, specie nel mondo anglo-sassone, consiste nell’impossibilità di masse di persone ad accedere ai servizi, alle facilitazioni ottenibili, alla semplificazione della vita burocratica tutto via internet;
5) Chi “legge le notizie online è spesso indotto a saltare gli articoli di appronfondimento”. Ghidini scrive questo perché gli brucia che Google e altri aggreghino notizie a scapito dei guadagni degli editori o perché non conosce la dinamica della comunicazione multimediale?
6) Penso modestamente – e non sono un esperto nel campo – che chi legge ed mostra curiosità intellettuale lo faccia sia su internet che per via cartacea.
Per concludere, dico solamente di diffidare – ideologicamente – di quelle persone che ritengono difficile la condivisione di notizie e la loro rielaborazione al fine di costruire nuove conoscenze, di non potere gestire la complessità. Parafrasando e imbastardendo Edgar Morin, pare che qui non solo si evita la complessità, ma pure se ne neghi l’esistenza.