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Quel che riporto appresso è frutto della lettura dell’opinione di Gustavo Ghidini pubblicata dal Corriere della Sera di sabato 05/12/2009, col titolo “Grandi libri sostituiti da Internet. I rischi di un Paper Divide”.
Il succo dell’articolo è che Internet forma “un singolare accoppiamento: una scarsa capacità di approfondimento e di riflessione individuale”, perché pare che “sulla schermata del computer ci si soffermi meno, rispetto alla pagina scritta, a ragionare criticamente” [corsivo mio] Dopo alcune righe, Ghidini giunge a ipotizzare anche una “deriva per la quale molti giovani finiscano per evitare i libri, specie i grandi libri, e a rinunciare a una estesa lettura dei giornali per un rapido ‘giro’ in rete… ragione civile…”
Ora io credo che Ghidini dica una cosa giusta e prenda numerose cantonate. Per precisione, è vero che guardare lo schermo stanca e solo quando stampiamo una pagina scritta col word-processor notiamo e rileviamo gli errori di battitura, di costruzione del discorso e quant’altro.
Le cantonate consistono, a mio modesto parere, nel ritenere che le modalità di fruizione del contenuto digitale siano le stesse di quelle della lettura della pagina cartacea – con annesse riflessioni – e che le associazioni mentali scompaiano assieme alle buone letture di fronte a un semplice aggregatore di notizie RSS, Atom o NewsFeed.
Non so quanto Ghidini sia competente in materia, forse si limita alla proprietà industriale e al lavoro di ricerca alla Luiss o altrove. Sinceramente non so neanche l’intento del Corriere della Sera nell’ospitare una discussione che si potrebbe benissimo fare al Bar dello Sport (con tutto il rispetto dei baristi e degli avventori).
Quel che inferisco psicologicamente è che:
1) Internet serve per una mera ricerca di notizie e informazioni bibliografiche (a detta dello stesso Ghidini);
2) Il “Digital Divide” non esiste in quanto c’è gente che legge relazioni e giornali cartacei a fronte di internauti;
3) Il “Digital Divide” accoglie equamente analfabeti totali e di ritorno, gente che un giornale e un libro non li legge neanche morti o pagati, ma anche gente ‘perbene’ e alto-borghesi;
4) La fantomatica divisione che Ghidini enuncia esiste solo in Italia perché solo qui si legge sempre poco e male, mentre il vero “Digital Divide” nei paesi esteri, specie nel mondo anglo-sassone, consiste nell’impossibilità di masse di persone ad accedere ai servizi, alle facilitazioni ottenibili, alla semplificazione della vita burocratica tutto via internet;
5) Chi “legge le notizie online è spesso indotto a saltare gli articoli di appronfondimento”. Ghidini scrive questo perché gli brucia che Google e altri aggreghino notizie a scapito dei guadagni degli editori o perché non conosce la dinamica della comunicazione multimediale?
6) Penso modestamente – e non sono un esperto nel campo – che chi legge ed mostra curiosità intellettuale lo faccia sia su internet che per via cartacea.
Per concludere, dico solamente di diffidare – ideologicamente – di quelle persone che ritengono difficile la condivisione di notizie e la loro rielaborazione al fine di costruire nuove conoscenze, di non potere gestire la complessità. Parafrasando e imbastardendo Edgar Morin, pare che qui non solo si evita la complessità, ma pure se ne neghi l’esistenza.