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Confidarsi troppo è un rischio? Pare proprio di sì, secondo uno studio effettuato dalla dottoressa Joanne Davila, docente di psicologia presso la Stony Brook University di New York ed è stato suddiviso in due parti: nella prima parte la dottoressa ha intervistato 83 ragazzine di età media intorno ai 13 anni, chiedendo loro quanto tempo dedicassero nell’arco della giornata a comunicare via Internet con i loro amici riguardo ai loro primi batticuori, alle prime vicende affettive. La seconda fase è avvenuta ad un anno di distanza: in una nuova seduta la dottoressa ha valutato gli eventuali progressi, sottoponendo poi le teenager ai consueti test volti a determinare la presenza di eventuali sintomi depressivi.
Dai risultati dello studio, secondo la dottoressa Davila, sembrerebbe emergere una stretta relazione tra l’aumentare del tempo passato a discutere dei propri problemi su Internet e l’aumentare del rischio di cadere in depressione. Il tutto sarebbe amplificato poi dal massiccio diffondersi di piattaforme di social network come Facebook, senza dimenticare i blog e l’instant messaging. Insomma, abusare dei social network può portare le giovani menti alla depressione.
Eppure, proprio le ragazzine sembrano “mettere se stesse” nella condivisione sociale dei network, sembrano esprimersi più interiormente e con maggiore ricchezza emotiva, anche secondo quanto delinea Enrico Marchetto in “Su Facebook, come nei blog, le donne espongono di più la loro vita intima” e anche secondo la modesta esperienza di chi scrive risulta che le alunne gettino una luce sulla loro interiorità maggiore rispetto ai maschietti, esprimano cose personali qualitativamente e quantitativamente in misura maggiore.
In altre parole, esiste un complesso imprescindibile che associa alfabetizzazione culturale, intelligenza emotiva e alfabetizzazione digitale e i mezzi di comunicazione non fanno altro che esprimere (oppure no) l’integrazione e il pieno (oppure no) sviluppo delle potenzialità della persona. Parlare d’istruzione digitale servirebbe a poco se non si inquadra in un processo complessivo di formazione della persona che sappia bilanciare il peso della propria interiorità da condividere, ma anche la socializzazione del proprio interiore è un elemento delicato, da non effettuare in ogni caso per bisogno di comunicazione, di evasione/fuga dalla solitudine o per desiderio di amicizie e conoscenze. Non sono uno psicologo, né un esperto di counseling, ma credo si possa dire che anche in questo caso (dell’uso dei social network) sia sempre opportuno tenere in considerazione il rispetto della propria intimità. Beninteso, qui l’oggetto primario del mio post non è l’aspetto normativo-repressivo, sebbene non mancano (purtroppo) casi di abusi e di violenza anche psico-fisica perpetrati grazie all’aiuto dei social network: da educatore (se ci riesco) vorrei affinare i miei alunni a sapersi destreggiare nel mare magnum di Internet, in modo tale che essi stessi possano e sappiano fare le cose più adeguate per il loro benessere.