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Questo post sia apre con una citazione cinematografica, tirando in ballo il film The Hours di Stephen Daldry (2002), tratto dal romanzo di Michael Cunningham, vincitore di un premio Pulitzer. Come molti sicuramente ricordano, la storia intreccia tre vite e tre momenti di tempo, da Virginia Woolf nei primi del Novecento, alla lettrice Julianne Moore negli anni Cinquanta, e per finire, alla moderna signora Dalloway impersonata da Meryl Streep. Come prevedibile, la storia si colloca tra Gran Bretagna e Stati Uniti, tra salute e malattia (tumore). Sembrerà azzardato, ma quando io intendo l’intreccio che il Web comporta per le nostre vite, mi viene in mente questo film, anche per questo mescolamento continuo di percezioni, sensazioni, luoghi, piani narrativi e altro. Il punto è non farsi sommergere (come la vera Virginia Woolf, suicida per annegamento) dal mare del mondo che batte alla porta.
Da buon appassionato di tecnologia e tecnologie, strumenti fisici e disponibili online, ogni tanto arrivo a pormi alcune domandine che vorrei condividere con tutti i lettori e conoscenti, regolari e occasionali. Le domande sono le seguenti:

  1. Come il Web ha cambiato la vostra/mia vita?
  2. Il Web ha cambiato la società? Se sì, come e in che misura?
  3. Il Web ha cambiato il modo e l’identità del “fare scuola”?
  4. Come pensiamo che potrebbe essere il Web da qui ai prossimi 20 anni?

Oggi dispongo di una notevole massa di dati, informazioni e “documenti” di ogni genere, incluso il brano musicale di Philip Glass, The Hours, che sentite in sottofondo al video allegato e spero sia abbastanza udibile.

Oggi viviamo con la disponibilità di intere “vite digitalizzate”, di connessione pressoché permanente, ma anche di importanti ritardi nella possibilità di usufruire di banda larga, specie se pensiamo a intere zone d’Italia non toccate dall’ADSL.
Quel che è più importante a mio modesto parere: pensiamo, scriviamo e parliamo in modo differente da quando utilizziamo il Web in modo così pervasivo? Quali sono i confini che dovremmo o potremmo ancora “sopportare”, “eliminare”, ecc?
Da quando io utilizzo i Word-processor, confesso, scrivo in tempi e modi davvero differenti rispetto a prima: arrivo pure a cambiare il lessico e la struttura delle frasi. Perché mai non dovremmo chiederci se facciamo altrettanto da quando usiamo il Web (o da quando il Web usa noi)?
Inoltre, se è ampiamente riconosciuto dalla psicologia dello sviluppo che l’uomo è un “animale sociale”, perché mai non ci dovremmo chiedere se e come cambia “l’animale studente” attraverso l’uso di Internet e della condivisione di contenuti? Come cambia l’animale studente o uomo nelle sue relazioni sociali e strutture societarie?
Infine: che sviluppo prefiguriamo per noi fra qualche decennio, dopo la crescita della Generazione Internet? Ci aspettiamo di vivere in un mondo perennemente connesso e interconnesso? Più o meno come il capitano John Anderton di Minority Report (altra citazione filmica)?
Vorreste dire la vostra opinione su cambiamenti, situazioni, esperienze, e altro? Grazie comunque…