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Il già molto utile motore di ricerca Google ci permette di svolgere ricerche e analisi quotidiane di vario tipo, completezza e tipologia: se andiamo a cliccare su “Ricerca avanzata“, è possibile specificare le parole esatte (o frase), la tipologia di documento desiderato (in formato Pdf, .doc, presentazioni, ecc.), il numero di fonti da cercare, ecc.
English version here, on my clone blog “Web 3.0 for Learning

A volte, però, Google non basta…
Oggi desidero segnalare che per trovare quel che Google stesso non mette in buona evidenza, è necessario cominciare a usare  un motore di ricerca specializzato nello scovare risultati nel cosiddetto “Web invisibile” o profondo (“deep”), che lo stesso Google non ha ancora fatto in tempo a indicizzare pienamente.

In un certo senso, è come se fossimo in presenza di iceberg: il Web che riusciamo a vedere, analizzare è in fondo la parte emersa, ma non riusciamo a “vedere” la parte rilevante e più profonda. La scena, quindi, presenta varie opportunità per l’utente:

  1. Clusty — Un motore di metaricerca che combina i risultati derivanti da vari motori di ricerca.
  2. Intute — Database “sfogliabile” di vari siti affidabili, recensiti preventivamente, nonché costantemente monitorati da specialisti dei vari settori interessati.
  3. INFOMINE — Biblioteca virtuale di risorse Internet relative ad argomenti universitari e d’interesse adeguato. Questo sito è curato dai bibliotecari di varie università americane, fra cui University of California, California State University, University of Detroit-Mercy, e Wake Forest University.
  4. Librarians’ Internet Index — Motore di ricerca che elenca decine di siti ritenuti affidabili sempre da bibliotecari (stavolta in carne e ossa e non sa semplici robot).
  5. Internet Archive — Database con migliaia di film, musica dal vivo, testi, documenti audiovisivi che permette di ritrovare anche milioni vecchie pagine si siti web.
  6. direct search — Lista di centinaia di database e motori di ricerca specializzati. Il sito NON è più aggiornato (senza “maintainance”), ma forse ancora l’archivio più completo e utile del cosiddetto deep web.