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C’è chi dice che Facebook e Internet in generale “impoveriscono” la scrittura, peggio: alterano il nostro cervello attraverso la ripetitività dei gesti e uno stato di perpetua distrazione. L’esponente più noto e influente di questa “corrente anti-Web” è lo scrittore americano Nicholas Carr (vedi http://u.nu/9arre) Qualche anno fa (2005) Carr aveva addirittura definito il Web 2.0 (questo web che ‘socializza’ e condivide informazioni, foto, musica, ecc.) “amorale” (vedi http://u.nu/9frre): è un insieme di macchine che altera le forme e l’economia della produzione e del consumo. In sintesi, quello che il Web 2.0 rappresenta – participazione, collettivismo, comunità virtuali, passione amatoriale – non è veramente positivo se tutto ciò porta alla semplificazione e all’errore. Il caso che Carr porta è la comparazione fra le notizie frammentarie di Wikipedia e la completezza di quelle nell’Enciclopedia Britannica.
Ancora Carr, proprio 2 anni fa, si chiedeva: “Is Google Making Us Stupid?“, quasi a prefigurare un proposito ‘ottundente’ del famoso motore di ricerca. Ebbene, non è proprio un delitto trascorrere qualche tempo online, specie se si considera l’impatto “umanizzante” del Web. In Italia Umberto Eco addirittura poche settimane fa chiedeva di “non fare il funerale ai libri” (vedi L’Espresso, qui), come se Ipad, lettori elettronici di libri (eBook) possano portare alla ‘morte della cultura’ in forma cartacea. Se facciamo attenzione, è come se si dicesse: “Non comprate lettori MP3, perché se no la musica intera morirà”. Con tutto il rispetto per Eco, volendo usare un termine romanesco, questo mi pare una fregnaccia col botto.
E’ un dato di fatto che l’elaborazione e produzione di libri sia lenta. E’ altrettanto vero che lo spirito di aggregazione e la tendenza umana a condividere percorsi e comportanenti siano elementi concreti, storicamente acquisiti da millenni. Oggi ci confrontiamo con la necessaria gestione di masse enormi di informazioni e dati. Allo stesso tempo dobbiamo elaborare e maturare parte di queste informazioni, segnalarle, condividerle, ristrutturarle: questa è la frontiera che la cultura del XXI secolo si trova a esplorare, anche a dispetto dei vari critici del Web.

Oggi mi trovo a rivalutare anche Facebook per un rinnovato interesse nella scrittura enella condivisione, come se stessi di fronte a un romanzo epistolare settecentesco. Capita che riesca a scambiare opinioni e sensazioni approfondite con qualche amico/a fessobucchiano/a e non trovo l’esperienza per nulla banale o semplificata. Sembrerà banale quello che scrivo adesso: se c’è qualcosa da comunicare e su cui riflettere, allora qualsiasi mezzo è buone, Facebook  compreso.
Insomma, non moriremo se al posto della penna useremo i ‘Post’ di Facebook e Google Docs…
Per approfondire il tema:
1) Luca Lorenzetti (2010) Scrivere 2.o. Gli strumenti del Web 2.0 al servizio di chi scrive, Milano: Hoepli;
2) George P. Landow (1998) L’Ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria, Milano: Bruno Mondadori;
3) Derrick De Kerckhove (2008) Dall’alfabeto a Internet. L’homme litteré: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Milano-Udine, Mimesis Edizioni.