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Oggi anche La Repubblica ritorna sul dibattito aperto dalla rivista americana Wired con oggetto la presunta morte del Web e troviamo l’articolo col titolo ” a questo link qui.
Ho impressione che per Wired, Repubblica, Carr, ecc. la rete non trasmissiva e condivisa, che permette a tutti di ‘fare giornalismo’, di reperire informazioni e ristrutturare il sapere dia un certo fastidio. Per fortuna, La Repubblica confronta altri dati e ridimensiona certi allarmismi generati da Wired. Scrive giustamente Munafò:
Il web è in realtà solo una piccola porzione di internet e che le due cose (internet e web) devono essere percepite come realtà separate.”
Oggi mi sembra che alcuni ci provino con la “Morte del web”, come prima avevano ‘scassato i cabasisi’ (direbbe il nostro commissario Montalbano) con la “Morte del romanzo”, salvo poi ad accorgersi che chi moriva erano coloro che non avevano nulla da dire, nessuno stile degno di questo nome, nessuna idea su cui ragionare e provare sentimenti. Morte significa anche scomparsa, ma il traffico web è sempre in aumento, quindi, coma la mettiamo?
Se ritorniamo indietro a qualche anno fa, non era minimamente pensabile ritrovarsi in comunità di persone che amano condividere recensioni su ristoranti e luoghi da visitare, reperire articoli scientifici, ritrovare vecchi film, spezzoni teatrali, ecc. Tramite YouTube ho rivisto Carmelo Bene e allora? Oggi Wikipedia soffre di scarsità di finanziamenti, morirà a breve? Certo è che nessuno si sogna di tornare all’Enciclopaedia Britannica com’era una volta, neanche i loro stessi editori/curatori.
Oggi il giornale londinese The Times è impossibile da consultare perché a pagamento? Poco dolore: esistono tanti altri giornali meritevoli e non parte degli imperi mediatici, esistono i feed RSS, esiste il portale video TED, l’università online (Academic Earth), ecc. Oggi Wikileaks mette in pericolo agenti ‘a terra’ con la pretesa della libertà di stampa a tutti i costi? Pazienza, ci sarà qualcuno che ‘pulirà’ i file preventivamente. Non siamo contenti di Google? E perché allora non usare Kngine, Kosmix Semantic Search?
E così via.