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Domenica scorsa il direttore de Il Sole – 24 Ore Gianni Riotta ha scritto un articolo abbastanza polemico nei confronti della Corte di Cassazione, con particolare riferimento alla sentenza n. 35511/2010 sul mancato controllo da parte di un direttore di giornale online o blogger. Il caso è sorto dalle critiche contenute nel sito Merate Online sul parlamentare leghista Castelli. Un ottimo riassunto della situazione specifica è offerto qui da Punto Informatico.
Questa la motivazione originale della Cassazione:

Il direttore di un giornale on-line non risponde di “omesso controllo” in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che spiega come il reato previsto dall’art. 57 cp, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché previsto solo per la carta stampata“.

Cosa dice Riotta in merito? Ecco il testo preciso dal supplemento domenicale de Il Sole – 24 Ore (giorno 03/10/2010):
“La sentenza con cui la Cassazione, quel volubile forum della giustizia italiana, ha deciso che sui blog non esiste alcun principio di responsabilità sarà celebrata, c’è da temere, come un trionfo della libertà di stampa… Se infatti è lecito far circolare qualunque sesquipedale asinità, esagerazione, calunnia, grottesca teoria del complotto, ad avvantaggiarsene non sarà la verità, già così maltrattata sul web, ma la diffidenza, il disgusto e l’inerzia. La presunta licenza di dire tutto determinerà lo scetticismo assoluto di chi a leggere ancora prova. Già oggi negli Usa ci sono siti nascosti che denigrano la reputazione di privati cittadini che, invano, provano a redimerla.”

Conosco Riotta fin da piccolo: era alunno di mio padre al Liceo Classico Meli di Palermo e negli anni ha studiato alla Columbia University di New York, ha lavorato per molti periodici e giornali, fino ad approdare al giornale di Confindustria. Non comprendo perché mai abbia in odio tutti i blogger, senza alcuna esclusione, senza spiegare in cosa consista “l’asinità”, perché mai la condivisione delle conoscenze, la costruzione critica del sapere non possa avvenire senza “pagare pegno” all’industria del diritto d’autore e delle aziende con scarsa o assente neutralità. Non si comprende perché mai la Rete, Internet e i blogger in generale non possano “fare pelo e contropelo” alle notizie che i giornali e i media tradizionali pubblicano, senza mai volere obiezioni o punti di vista contrari.
Dice giustamente Massimo Mantellini nel suo Manteblog“Occorre ricordare che la circolazione del pensiero è un caposaldo delle democrazie. Compresa quella del pensiero asinino che allena i cittadini al discernimento personale.” Io non ho null’altro da dire, a meno che Riotta sia diventato alquanto rancoroso.