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In this powerful talk from TEDGlobal (video below), Rebecca MacKinnon describes the expanding struggle for freedom and control in cyberspace, and asks: How do we design the next phase of the Internet with accountability and freedom at its core, rather than control? She believes the internet is headed for a “Magna Carta” moment when citizens around the world demand that their governments protect free speech and their right to connection.
Rebecca MacKinnon also looks at issues of privacy, free expression and governance (or lack of) in the digital networks, platforms and services on which we are all increasingly dependent. MacKinnon has discussed most of these topics also in a book recently published, Consent of the Networked. The Worldwide Struggle for Internet FreedomConsent of the Networked is a call to action: our freedom in the Internet age depends on whether we defend our rights on digital platforms and networks in the same way that people fight for their rights and accountable governance in physical communities and nations. It is time to stop thinking of ourselves as passive “users” of technology and instead act like citizens of the Internet – as netizens – and take ownership and responsibility for our digital future.

In Italiano:
Secondo Rebecca MacKinnon, ex giornalista della Cnn e cofondatrice del network di blogger e attivisti «Global Voices», le aziende in Rete troppo spesso «non sono sufficientemente responsabili del potere che esercitano» nei confronti dei cittadini digitali. In attesa che esca l’edizione italiana del suo recentissimo libro Consent of the Networked. The Worldwide Struggle for Internet Freedom, vediamo di approfondire il tema.
Come nel Leviatano del filosofo inglese Thomas Hobbes, gli utenti consegnano volontariamente parti sempre più consistenti delle proprie libertà — dalle transazioni online ai dati personali — a un sovrano (non proprio illuminato) per ottenere in cambio sicurezza e protezione. Inondiamo di informazioni piattaforme come Facebook, archiviamo memorie digitali su servizi come MegaUpload, e lasciamo che la nostra privacy sia scomposta e ricomposta a piacimento negli infiniti cambiamenti imposti dai social media e, recentemente, da Google. Per MacKinnon è uno stadio «primitivo, monarchico» della gestione di Internet, che i netizennon devono più accettare: «È tempo di aggiornare il contratto sociale sulla governance delle nostre vite digitali, passando dalla sudditanza a decisioni insindacabili al “consenso dei connessi”», racconta. In pratica una riedizione 2.0 del «consenso dei governati» caro a un altro filosofo inglese, John Locke.
Le conseguenze sono concrete: secondo MacKinnon i «sovrani digitali», pubblici e privati, devono riconoscere che la loro possibilità, etica ma anche legale, di fare affari dipende dal «sufficiente rispetto» dei diritti degli abitanti della Rete. Esattamente il contrario di quello che è accaduto in molti Paesi, la Cina per esempio: un mercato che per il solo ecommerce sarà nel 2015 di 305 miliardi di dollari.