Future of Science 2021 Map/ Il futuro della Scienza nel 2021

Institute for the Future – what a name, right? – is smart enough to know that it can’t actually predict what will happen in 2021. But the group can use our existing knowledge of science to pose interesting “what-if?” questions about where advances in science and technology will take us in the next 10 years, which really is an eternity when it comes to these topics. Here I report the direct words and explanations (NOT MINE ones!) of the Project:

Think of “A Multiverse of Exploration: The Future of Science 2021” as a star chart of possibility, pointing the way toward opportunities for wonder, knowledge, and insight. Use it to raise questions about how your life and work may change in light of the startling transformations that science may bring about in the next ten years. Indeed, every forecast could be rephrased as a “what if” question. What if you could record your dreams? What if you could design a life form? What if you could launch a company in orbit? Your answers to those questions can help inform decisions in the present. Inside this map, you’ll find plenty of space to think...
Not only will our knowledge increase but the way science is done will change in profound ways. A new ecology of science will crystallize, one that shifts from the insular and closed structures of academic, industrial, and military research toward open models based on social connection, data commons, and democratized tools and technology. We will create unprecedented opportunities for collaboration and resource sharing between large organizations, communities, and individuals.

Internet of Things: open source contro sistemi proprietari

Premessa assai importante: questo post NON è originale, ma una riproposizione di un’interessante lettura. L’autore dell’articolo originale è Giulio Coraggio, il post è apparso per la prima volta con il titolo “Internet of Things: open source contro sistemi proprietari“, e lo trovate a questo link.

LogoTECH230“Viene stimato che il mercato dell’Internet of Things () varrà 7.1 trilioni di dollari in volumi di vendite entro il 2020. Tuttavia, il principale problema del settore è di solito indentificato nella mancanza di tra dispositivi che appartengono a diversi sistemi. Quindi se uno stesso utente ha dispositivi di due produttori diversi o meglio appartenenti a due piattaforme diverse, non sarà in grado di farli comunicare?

Il solito confronto è tra piattaforme proprietarie, che consentono l’interoperabilità solo con dispositivi che siano stati certificati dal produttore del sistema IoT, e piattaforme open source in cui non operano tali restrizioni.

Al fine di affrontare tale problema è stato realizzato l’IoT-A, un programma finanziato dalla Commissione europea, volto a consentire la comunicazione tra diversi dispositivi dell’Internet of Things creando un “linguaggio” comune di comunicazione tramite un’architettura idonea a consentire l’interoperabilità tra diversi sistemi IoT. Questo progetto è stato supportato da diverse società del settore delle tecnologie, ma al momento non rappresenta lo standard del mercato (o meglio del mercato che verrà) dove società tendono a sviluppare sistemi proprietari al fine di proteggere i loro investimenti consentendo il collegamento solo di dispositivi certificati da loro. Tuttavia, ci sono anche piattaforme open source che hanno il fine di consentire ad ogni possibile dispositivo di connettersi con i loro sistemi.

Ho già affrontato alcune delle problematiche legali relative all’Internet of Things, ma il principale quesito in merito a quanto indicato in precedenza è se il proprietari di tali sistemi IoT, che consentano solo la connessione con dispositivi da loro certificati, possano impedire l’accesso ai loro sistemi a dispositivi che non siano stati certificati da loro o che loro non vogliano certificare o che vogliano certificare solo alle loro condizioni.  Infatti, alcuni commentatori sostengono che i sistemi c.d. “chiusi” potrebbero essere considerati in violazione della normativa sulla concorrenza. Tale conclusione, a loro giudizio, è anche più valida qualora i produttori di tali sistemi selezionino i produttori di dispositivi che possono essere “certificati” obbligandoli ad accettare i loro termini contrattuali.

Questo approccio non è nuovo nel settore ed è già presente in altri mercati, ma la fondatezza di tale analisi dovrà essere valutata solo quando sarà possibile identificare un mercato dell’Internet of Things e i suoi principali operatori e si potrà valutare le peculiarità del mercato, i propri trend e la condotta adottata dalle parte interessate.

commissione ueAllo stesso modo, la Direttiva europea relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore 2009/24 prevede che il c.d. reverse engineering dei programmi per elaboratore non richieda l’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti qualora sia  “indispensabile per ottenere le informazioni necessarie per conseguire l’interoperabilità con altri programmi di un programma per elaboratore creato autonomamente le informazioni necessarie per ottenere l’interoperabilità” a condizione che “le informazioni non siano già facilmente e rapidamente accessibili“.

La norma sopra esposta è stata oggetto di diverse interpretazioni da parte delle corti competenti e dovremo seguire lo sviluppo di tali interpretazioni negli anni in cui l’IoT diventerà di maggior uso comune per vedere le sue possibili implicazioni sul mercato.

Ciò a meno che i governi locali adottino misure volte a favorire la crescita di tale mercato, come di recente accaduto in Cina. E in quest’ottica la Commissione europea sembra stia facendo notevoli investimenti nel settore dell’Internet of Things e dell’eHealth. Quindi misure volte a incoraggiarne la diffusione potrebbero essere adottate nei prossimi anni.

 Certamente questo è un settore che sta catturando l’interesse di tutti gli addetti ai lavori per le sue enormi potenzialità, ma non c’è dubbio che la sua crescita richiederà la risoluzione di notevoli problematiche legali.”

Digital Textbooks in 5 Years in the USA/ Libri digitali entro 5 anni

The Digital Textbook Playbook is a guide to help K-12 educators and administrators advance the conversation toward building a rich digital learning experience. This Playbook offers information about determining broadband infrastructure for schools and classrooms, leveraging home and community broadband to extend the digital learning environment, and understanding necessary device considerations. It also provides lessons learned from school districts that engaged in successful transitions to digital learning. This picture illustrates the four major guideposts for educators:

The Playbook is the output of the Digital Textbook Collaborative, a joint effort of industry stakeholders, school officials and nonprofit leaders to encourage collaboration across the ecosystem, accelerate the development of digital textbooks and improve the quality and penetration of digital learning in K-12 public education. The collaborative was convened by the Federal Communications Commission and the U.S. Department of Education and builds upon the FCC’s National Broadband Plan and the Department of Education’s National Education Technology Plan.

Italiano:
L’amministrazione USA del presidente Obama ha proclamato l’obiettivo ambizioso di migrare tutti i libri di testo degli studenti al formato digitale entro il 2017. L’iniziativa è stata battezzata “Digital Textbook Playbook“. Sarà solo il clima da promesse elettorali? Per qualcuno il piano è giudicato difficile da portare a termine in soli 5 anni. Di sicuro tutti sappiamo quanto i libri di testo cartacei siano pesanti per bambini e ragazzi, a maggior ragione per gli italiani che tradizionalmente se li sono sempre dovuti portare a casa, non avendo neppure i pratici armadietti che si vedono nelle high school dei telefilm americani. Al problema del peso si somma anche quello della rapidità con cui le edizioni si susseguono, non senza malizia da parte degli editori che sono perennemente interessati a spennare un pubblico indifeso.
Obama e i suoi sono stati piuttosto aperti nel descrivere la loro intenzione di cambiare pagina, esprimendosi in tal senso già nella conferenza sullo Stato dell’Unione l’anno scorso. Da allora è stato anche diffuso un pamphlet intitolato Digital Textbook Playbook, che esamina i benefici del piano di digitalizzazione ed i suoi costi (come ad esempio la creazione di una struttura broadband per tutte le strutture scolastiche). Secondo gli esperti, i libri digitali renderebbero gli studenti capaci di imparare più in fretta, e di approfondire gli argomenti con un tocco, di fatto di rivoluzionare il modo di intendere l’apprendimento.

So.cl: Social Search (by Microsoft)/ Ricerca sociale e apprendimento

In this post I just copy (I state it very clearly) part of the FAQs appearing in the official blog and website of So.cl, that I discovered by chance today. So.cl (pronounced “social”) is an experimental research project, developed by Microsoft’s FUSE Labs, focused on exploring the possibilities of social search for the purpose of learning.

  • So.cl combines social networking and search, to help people find and share interesting web pages in the way students do when they work together.
  • So.cl helps you create rich posts, by assembling montages of visual web content.
  • To encourage interaction and collaboration, So.cl provides rich media sharing, and real time sharing of videos via “video parties.

Apart from Microsoft FUSE Labs, there are some other partners of So.cl, in particular selected schools (including University of Washington, Syracuse University, and New York University).
The So.cl search experience is powered by Bing; we use the public Bing APIs to display search result data. As students work together, they often look for the same content, and discover new shared interests by sharing results. These results can be web pages, images, or videos found through Bing. We see this trend today on many social networks, such as Twitter, where shared links spread virally and amplify popular content. So.cl experiments with this concept by letting you easily share links as you search. Unless you mark it as “private”, your search results, and any other data you post to So.cl may be viewed by all other So.cl users. It is notable to say that there are options to delete the search, ranging from deleting a single item, search or post, to deleting all your history, or your entire account. Finally, we can access So.cl through our Facebook account and as So.cl uses Facebook authentication, which means you use your Facebook account to log in, and your name and profile picture from Facebook appear in So.cl.


In Italiano:
Oggi ho casualmente scoperto So.cl, un progetto supportato da Microsoft FUSE Labs (e da molti altri qualificati partner, tra cui l’University of Washington, Syracuse University, e la New York University), cui si accede gratuitamente con il proprio account Facebook. So.cl è dedicato alla ricerca per l’apprendimento con un “taglio sociale”:

  • So.cl combina la rete sociale e la ricerca, con l’intento di aiutare gli utenti a trovare e condividere pagine web interessanti, in modo tale che gli student lavorino insieme;
  • L’intendimento di So.cl è di permettere agli utenti di creare post “ricchi”, cioè attraverso l’assemblaggio e montaggio di contenuto web visivo;
  • Si vuole pure incoraggiare l’interazione e la collaborazione, quindi So.cl fornisce la possibilità di condividere contenuti mediatici complessi, video, stabilire dei “video parties”, ovvero video-conferenze articolate.
Il potenziale didattico di So.cl è ragguardevole, poiché punta a un mezzo comunicativo che capitalizza notevole attenzione in tutte le fasce d’età, cioè l’apprendimento visivo, e sottolinea l’importanza della socialità come elemento principale del processo di apprendimento, nell’ottica di una vicendevole attenzione: i partner della ricerca sociale contribuiscono a turno e verificano i propri apporti, verificano la qualità degli stessi, secondo il principio che in inglese va sotto il nome di peer learning (“apprendimento fra pari”).

Wikipedia rischia di “chiudere”? Is Italian Wikipedia on the verge of ‘closure’?

Personalmente non ho alcuna voglia di esprimere valutazioni politiche e/o simpatie di sorta, in nessun senso. Con il presente post desidero solo riportare quanto espresso ufficialmente nella pagina italiana di Wikipedia sulla discussione relativa al proposto Decreto Legge contro l’uso eccessivo delle intercettazioni in ambito giudiziario. In particolare, voglio sottolineare che Wikipedia ha contribuito – in veste di opera collettiva – alla condivisione e fruizione delle conoscenze e delle informazioni, alla circolazione delle notizie e alla loro discussione e/o verifica.
 In English:
Is Italian-based version of Wikipedia on the verge of closing because of a proposed bill by Mr. Berlusconi’s government against the excessive use of judicial tapings? As far as I know, this is the official Wikpedia page and press release in English to illustrate the situation.

Viaggio fai da te 2.0: il turismo al tempo di Internet

Viaggiare come si faceva una volta, prima di internet, prima della geolocalizzazione, prima dell’iPad e del navigatore, prima dell’Android e dell’iPhone, oggi appare quasi impensabile. Il viaggiatore moderno è ossessionato dalla pianificazione, come se fosse un militare che organizza l’avanzata in territorio nemico. Percorsi dinamici, distanze aeree e terrestri, foto satellitari, piani 3D del territorio, ricostruzione virtuale delle stanze, geolocalizzazione degli amici in vacanza “limitrofi” al territorio di sbarco, insomma un vero e proprio lavoro che può creare una forte entropia mentale.
Personalmente ho effettuato vari weekend improntati al “Turismo mordi e fuggi”, con abbondanza di pianificazione, di lettura preventiva delle attrazioni turistiche, di pregustazione vera e propria di quanto avrei trovato fisicamente in loco. Per evitare tutte le possibili confusioni, oggi vi sono nuove app e software appositi. Uno di questi è senz’altro TripIt, che recita così nella pagina di presentazione (in inglese):  “TripIt trasforma il caos in ordine” promettendo di rendere semplice per chiunque l’organizzazione del viaggio in un unico “master online itinerary” includendo automaticamente mappe, itinerari stradali, percorsi, meteo, con l’opzione di prenotare ristoranti, aerei, biglietti per il teatro, varie attività oltre che, naturalmente, stampare i percorsi e (siamo in pieno mondo “social”) condividere il proprio percorso con gli amici.

Notevole anche Airbnb (anche in italiano) che si propone con una formula molto semplice: “Mettiamo in contatto persone che hanno uno spazio da affittare con persone che cercano un posto dove stare. Tra ospiti e ospitanti si creano legami saldi e duraturi vivendo in spazi straordinari immergendosi nella cultura locale.” Airbnb non è proprio niente male, se non una risorsa preziosissima, a costi irrisori, rispetto agli alberghi e residence!

La nostra identità secondo Todorov: una e centomila

Ci sono delle letture che ogni tanto si ha la fortuna di fare. Ogni tanto vi sono “maestri” che meritano di essere rivisti, come è il caso del linguista Tzvetan Todorov qualche giorno fa sul quotidiano torinese La Stampa, dal titolo “Todorov: la nostra identità, una e centomila“, apparsa giorno 10 marzo scorso.
L’incontro con l’altro non deve fare paura: tutti i gruppi umani sono in sé pluriculturali: questo è in sintesi il pensiero di Todorov, di cui riporto una breva citazione:
le identità culturali non coincidono tra loro, non formano territori chiaramente delimitati dove i diversi ingredienti si sovrappongono. Ogni individuo è pluriculturale; la sua cultura non assomiglia a un’isola monolitica, ma si presenta come il risultato di alluvioni che si sono incrociate.
Perché citare Todorov in questo blog? Pensateci: in fondo, il Web 2.0 o cosiddetto “sociale” non mette le varie identità e culture di provenienza in costante confronto e accostamento?

Viaggio virtuale nei musei del mondo con Google

Premetto, per onestà, di avere tratto l’ispirazione di questo post dalla lettura di un articolo comparso su Il Messaggero di Roma a inizio di febbraio e che riproduco in parte. Spero che questo possa fare apprezzare maggiormente la bellezza artistica e la voglia di conoscenza.

“Fra le missioni di Google non c’è solamente di trovarvi la migliore ricetta per fare il risotto ai funghi, o informazioni su come combattere il raffreddore o le ultime notizie sulla rivolta in Egitto: il gigante di Internet ha tra i proprio scopi anche quello di digitalizzare la massima parte possibile della cultura umana. Una scommessa gigantesca. Che di quando in quando compie un nuovo passo avanti. Proprio ieri, a Londra, la società californiana ha presentato il primo “capitolo” di un nuova straordinaria creazione: la visita in alta definizione all’interno di alcuni dei più noti e amati musei del mondo.
Nel sito googleartproject.com si aprono le porte dei primi 17 musei che hanno collaborato con la società di Mountain View. C’è la Tate Modern di Londra, dove il progetto è stato presentato alla stampa, e il Moma di New York, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Rijksmuseum di Amsterdam. E ci sono gli Uffizi di Firenze: «Gli Uffizi sono il museo più vecchio del mondo – ha spiegato la direttrice Cristina Acidini – ora il nostro Museo può essere visto dovunque, a ogni ora». E non sarà il solo museo italiano a venire proiettato nell’universo digitale: Google continuerà ad ampliare il sito dedicato ai musei e includerà anche il Museo Capodimonte a Napoli, la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, la Galleria Borghese di Roma e la Pinacoteca di Brera di Milano.
Allo stato attuale, Google ha applicato agli interni dei musei la stessa tecnologia già sperimentata per la Street View. Si può cioè entrare dentro le stanze dei musei, e guidando i propri spostamenti con il mouse del computer ci si può avvicinare ai quadri, guardarli da vicino, godendo dell’alta risoluzione che li rende limpidi come mai era accaduto prima. In totale i quadri presenti in queste gallerie virtuali sono oltre mille, in 385 stanze, e 17 sono riprodotti al livello di “gigapixel”, cioè ad altissima risoluzione e un livello di chiarezza superiore a quello della migliore macchina fotografica digitale oggi esistente. Agli Uffizi, l’onore dell’altissima definizione è andata alla “Nascita di Venere” di Botticelli.”

Fanity: Social Network for Music Fans/ Il network per i fan

Fanity wants to be our personal entertainment web mash up that makes it easy and fun to follow all our favorite artists. After signing up on Fanity we will be able to search or import our favorite artists of which we can become a Fan. Being a Fan on Fanity implies the user wants to get the artist’s latest news, media and updates. Fanity system claims to access to all the content from wherever the artists hangs out, e.g. MySpace, Facebook, Twitter, Youtube, Vevo and Ping. Also more obscure indie review blogs or large mainstream gossip sites talking about the artists are indexed by the system. The system is simple: Fanity extracts what is important and relevant to the artist, join together topics, extract photos & videos and present with a clear Fanity stream. In the stream we can easily zoom into certain current topics, read up on previous news and get quick access to e.g. the latest concert photos. Fanity pushes comments from our friends, artists and ourselves to the front, which makes the stream a sort of hub for interesting interaction.

In Italiano:
Diventare fan di una banda o di un cantante e scoprire tutte le notizie esistenti possibili in merito è relativamente possibile. E’ possibile reperire tutti gli elementi riguardanti a un musicista facendo una rassegna lunga (e faticosa) di decine di siti web, di blog, di post vari, ecc. Oggi è possibile accedere a un social network dedicato agli appassionati di musica, Fanity, appunto. Fanity “scova” le notizie facendo il lavoro al posto vostro e la cosa è assolutamente gradevole…

Fflick: Movie Reviews/ Critica e recensione film “fai da te”

I discovered Fflick the exact day I heard it was bought by Big G(oogle) and this may be a sign of times… In a few words, Fflick (that I hope will continue to survive) is a social network dedicated to movie ‘instant’, self-made reviews. It is possible to access to Fflick through your Twitter account and the procedure is very easy. At Fflick the declared intention is to “build a technology company to tackle the problem of filtering, analyzing, and organizing all the social media data on the web.” Let’s see if they can carry on… Finally, it is interesting to note that Fflick presents a very useful database of films, with individual factfiles, including links to magazines, publications, etc.

In Italiano:
Oggi ho casualmente scoperto un bel servizio tutto basato sul web e accessibile attraverso il proprio account Twitter: Fflick, una community per recensire film e condividere all’istante tutti i pareri in merito. Dico di aver scoperto solo oggi perché è notizia di questi giorni che Fflick è stato acquistato dal gigante Google e forse questo è un segno dei tempi, visto che non avevo idea dell’esistenza di Fflick.
La schermata di Fflick si presenta in maniera accattivante, presenta decine di locandine dei film recensiti al momento e/o d’interesse, quindi è possibile anche effettuare una ricerca dei titoli e/o dei protagonisti impegnati. Non c’è che dire, Fflick si presenta bene e spero solo che Google non disperda la bella esperienza.