Mappyfriends: Map-based Recommendation Platform/ Un network di raccomandazioni

Thanks to a precious tip by Twitter friend and colleague teacher Larry Ferlazzo, today I wish to write about Mappyfriends. As it says, Mappyfriends is a location based recommendations network that shows our friends where we have been and recommends us places to go. Search within our friend’s experiences in order to create our own.
Other recommendation websites show endless lists of consumer options and inconclusive reviews from hundreds of strangers which do not result in feel good decisions. The Mappyfriends network on the other hand offers reliable and helpful recommendations based on content generated by your friends your network. Who needs a thousand opinions if you can ask the opinion of all your friends?
Here is a very clear and brief video explaining Mappyfriends.

In Italiano:
Grazie alla preziosa segnalazione dell’amico e collega americano Larry Ferlazzo (http://twitter.com/Larryferlazzo), posso girarVi la segnalazione di Mappyfriends, un servizio-piattaforma in rete che ritengo assai utile e innovativa.
Mappyfriends è in sintesi un “sito di raccomandati e raccomandazioni“, in senso buono però. La comunità in rete mostra dove sono i nostri amici e conoscenti, dove sono stati e i luoghi che loro consigliano o hanno consigliato, arricchire la conoscenza dei luoghi e delle esperienze. A corredo del sito, la possibilità di collegarsi attraverso Facebook o con un account (gratuito) ex novo.

Pixelpipe: Pubblica all’istante foto, testi, audiovideo in oltre 100 siti

Mettiamo che abbiamo vari account su differenti Social Network: Facebook, Twitter, YouTube, ecc. Mettiamo pure che ci ritroviamo un breve e bel cortometraggio che pensiamo sia bello condividere con gli amici: ecco, Pixelpipe (letteralmente: conduttura di pixel) c permette di condividere il tutto.
Pixelpipe è un portale di distribuzione di contenuti che permetterà a noi utenti di pubblicare testi, foto, video, audio in un sol colpo su oltre 100 siti di social network (blog e servizi di cloud computing compresi) cui siamo collegati. Pixelpipe funziona grosso modo come Ping.fm, presentando una specie di console con tutti i servizi di reti sociali cui siamo collegati. Come accennato, Pixelpipe memorizza anche i file in oggetto pure online, li indirizza cioè ai servizi di online storage (memoria online) tipo Apple MobileMe, Windows Live, Dropbox, ecc.
E’ possibile interagire anche attraverso il telefono cellulare e non solo via desktop o portatile. Una volta collegati, potremo interagire via e-mail, con tutti i telefonini dotati di sistema Symbian S60, Google Picasa e Android, con l’iPhone ed MMS, nonché caricare con il plugin di Mozilla Firefox, di Windows XP Web Publisher Wizard, ecc. Infine, Pixelpipe riconosce in automatico le immagini e “traduce” i parametri dei programmi di foto-ritocco presenti nel vostro computer, da Adobe Lightroom ad Apple Aperture (in Linux basta utilizzare Google Picasa). Chicca finale: per chi fosse patito della “localizzazione” delle foto (Geotagging), è possibile pure collegare le immagini alla mappa corrispondente.

Realtà arricchita/ Augmented Reality. Ovvero, il futuro nel presente

Abbiamo giocato con i videogiochi per almeno 30 anni e dalla nascita di Pong nei primi anni ’70 le schede grafiche dei computer sono diventate progressivamente più sofisticare, arrivando a rappresentare una componente rilevante nel considerare l’acquisto di un nuovo computer. La grafica dei giochi, non ultimi Myst o Call of Duty, indubbiamente spingono i produttori oltre le barriere convenzionali, ai limiti del foto-realismo.
Oggi, ricercatori e studiosi, sviluppatori e ingegneri stanno facendo di tutto per fare inventare nuovi schermi televisivi (o monitor di pc) e integrarli con il mondo reale- Ebbene, questa nuova tecnologia va con il nome di Augmented reality (A.R.) o, in italiano, Realtà arricchita e il concetto che vi sta dietro è che lo spettatore possa avere un’idea concreta di vedere, ascoltare, provare e annusare quanto presentato attraverso lo schermo. In poche parole, la tecnologia A.R. riconosce ciò che facciamo e  così ci immergiamo in una realtà assai coinvolgente.
Una delle definizioni più comuni e accettate di A.R. è stata prodotta nel 1997 da Ronald Azuma (A Survey of Augmented Reality Presence: Teleoperators and Virtual Environments, pp. 355–385, August 1997). In sintesi, l’A.R.

  • combina gli aspetti del reale e del virtuale
  • è interattiva e in tempo reale
  • è presente in 3D

Come prevedibile, abbiamo la componente Hardware (dispositivi vari di input, schermi reattivi, come quelli dell’iPhone per esempio, accelerometri, GPS, ecc.), ma anche quella Software, specialmente sotto forma di browser in 3D o programmi che arricchiscono le informazioni di base come:
CoolIris, un programma per navigare in Internet a livello visivo, dal forte impatto, utilizzabile gratuitamente sia come plugin per il vostro browser di base o come programma a parte, su qualsiasi sistema operativo;
SpaceTime 3D, motore di ricerca assai simile a Google che recupera pagine web, immagini, video e altro e le presenta sotto forma di “Cover Flow”, di attraenti pagine tridimensionali, come avviene già in Mac OS Leopard;
SphereXplorer, browser specifico per sistemi Windows, in 3D, liberamente installabile;
Wikitude World Browser, specifico per l’Apple iPhone, ma anche in rapido sviluppo per computer tradizionali.

I vantaggi nell’usare browser in 3D sembrano principalmente consistere nella rapidità di ricerca e della chiarezza connessa, perché l’utente ha un’immediata idea di quanto e cosa contiene la pagina web trovata, senza che debba per forza “entrare” nel sito per leggerne le informazioni. Inoltre, vistio che molti programmi sono installati su telefonino, ne consegue che sono maneggevoli, rapidi nell’uso, facili nell’interfacciarsi. L’anteprima della pagina web è ora disponibile in quasi tutti i browser tradizionali, tra cui ricordiamo il pioniere Opera, programma assai leggero, sicuro ed efficiente (non a caso molti produttori di cellulari lo integrano nei loro apparecchi), Google Chrome, Apple Safari, o Microsoft Explorer, ma nessuno di questi permette la visione chiara e fruibile di ogni dettaglio della pagina trovata. Come tutti gli strumenti del genere, sono integrati il Geotagging e il Tagging vero e proprio (“etichettare” le informazioni e le pagine web, testualmente e con coordinate GPS, tipo Panoramio).

Possibili usi didattici e/o applicazioni pratiche in classe dell’A.R.:

  • Apprendimento informale e auto-organizzato
  • Apprendimento basato sul Problem-learning
  • Attività di gruppo
  • Apprendimento esterno
  • Studio indipendente e autonomo
  • Apprendimento a distanza
  • Blended learning o, apprendimento misto

Altri prodotti corredano servizi già esistenti e ne esaltano le funzioni. Alcuni esempi di questa ulteriore categoria sono, spesso per uso nel cellulare; ne cito uno per tutti, cioè Layar, programma per sistemi Google Android (ma presto anche per Apple iPhone), che in tempo reale aggiunge visivamente elementi a secondo di quel che inquadrate con la telecamera del telefonino.

Pro e Contro (molto) del Cloud Computing (l’ufficio e archiviazione online)

Come recita l’apposita voce di Wikipedia, “In informatica, con il termine cloud computing si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo di risorse (storage, CPU) distribuite.”
La caratteristica principale di tale approccio è di rendere disponibili all’utilizzatore tali risorse come se fossero implementate da sistemi (server o periferiche personali) “standard”. L’implementazione effettiva delle risorse non è definita in modo dettagliato; anzi l’idea è proprio che l’implementazione sia un insieme eterogeneo e distribuito – the cloud, in inglese nuvola – di risorse le cui caratteristiche non sono note all’utilizzatore. Questa l’architettura del Cloud Computing, grazie all’immagine di Wikipedia:
Cloud_comp_architettura
“Una ragione per non usare le web application è la perdita del controllo” dice Richard Stallman (Free Software Foundation): i dati fluiscono liberamente tra qualsiasi postazione o thin client in giro per il mondo e i datacenter, ma a scapito della capacità del legittimo proprietario di disporne a suo piacimento. Basti pensare a cosa accadrebbe nel caso in cui un account venisse sottratto al suo titolare: da quello stesso account potrebbe partire una reazione a catena, che coinvolgerebbe tutti gli altri servizi ad esso collegati, stravolgendo le attività personali e lavorative di quello stesso individuo.
L’avvento del Cloud Computing secondo Stallman non fa altro che riproporre l’antica questione del software free contrapposto a quello non libero: “È un male proprio come usare programmi proprietari”. In ballo ci sarebbe persino la libertà personale: “Fate il vostro lavoro su un vostro computer con un programma che rispetti le vostre libertà: usando un programma proprietario sul server di qualcun altro si è senza difese. Vi state mettendo nelle mani di chiunque abbia sviluppato quel software”.
Dall’altro lato, i vantaggi del Cloud Computing potrebbero essere assai economici: sarebbe possibile evitare di acquistare software e aggiornare le macchine ogni volta che sia necessario perché tutto ciò (o quasi) che serve per lavorare è disponibile online, attraverso i programmi e suite online (come Google Docs, Microsoft Office Live Space, Zoho, ecc.). Inoltre, basta solamente procurarsi o crearsi un account specifico, spesso anch’esso gratuito, per accedere ai vari servizi.
Scuole, uffici pubblici e organizzazioni di varia origine e funzione potrebbero così destinare le ingenti risorse per dotare gli uffici dei software necessari per altri scopi, recuperando anche i soldi riservati all’acquisto delle licenze pluriennali. Dal canto suo, Stallman si scaglia a buona ragione contro il Cloud Computing perché quest’ultimo è – oggettivamente – un concorrente del software libero di cui egli è paladino. In un periodo come quello attuale dove tutti i mezzi di comunicazione vogliono localizzarci (con il GeoTagging, vedi mia voce nell’Enciclopedia Vodafone Lab) Giustamente Stallman si chiede: perché rivolgersi al Cloud Computing, rinunciare deliberatamente alla propria riservatezza, quando è possibile usare suite d’ufficio come OpenOffice, libere e gratuite, installabili ovunque?

Geotagging, ovvero, sempre rintracciabili… Ok or Not?

Col nome GeoTagging indichiamo il processo di identificazione geografica e l’attività d’aggiungere metadati ai vari mezzi di comunicazione come ad esempio fotografie, video, siti web o feed RSS ed è una forma di metadati geospaziali. Questi dati di solito consistono in coordinate geografiche (latitudine e longitudine), ma possono includere anche l’altitudine, recanti, l’esattezza dei dati, nomi e luogo. Ovviamente, la base primaria per il GeoTagging è lo sfruttamento del sistema GPS (Global Positioning System). L’etichettatura geografica (Tag in inglese significa proprio “Etichetta”) può aiutare gli utenti a trovare una vasta gamma di informazioni. Ad esempio, si possono trovare immagini scattate in prossimità di un determinato luogo inserendo coordinate di latitudine e longitudine in uno spazio abilitato per la ricerca d’immagini, come un motore di ricerca. L’inserimento di geotag può fornire servizi di informazione basati sulla localizzazione di notizie, siti web, o di altre risorse. Meno comunemente questo processo è stato chiamato “Geocodifica” (in inglese: Geocoding), sebbene quest’ultimo termine di solito si riferisce al processo di assunzione d’identificatori non basati su coordinate geografiche, come un indirizzo stradale, al fine di trovare proprio coordinate geografiche associate/associabili (o viceversa per la geocodifica inversa).

Un esempio di "Geotagging" con la macchina fotografica
Un esempio di "Geotagging" con la macchina fotografica

Applicazioni concrete di GeoTagging vanno dai servizi offerti dai gestori telefonici sui terminali appositamente dotati alle attività di micro-blogging (tipo Twitter) o alle macchine fotografiche che permettono la memorizzazione dei metadati, successivamente verificabili con i programmi di post-produzione (fotoritocco).  Un altro esempio concreto è Google Maps, che presenta sia la mappa (terreno, stradale, ibrida) che esercizi commerciali, attività varie e trasporti. Questa “melassa” informativa è chiamata Mash-Up.
Peraltro, è da tenere presente l’eventuale controversia legale dovuta alla gestione della Privacy a causa della rintracciabilità immediata della persona attraverso la posizione link, dell’informazione, della foto, ecc.

Estratto dal mio contributo a Vodafone Lab Wiki, originale presso “http://lab.vodafone.it/wiki/GeoTagging