Bookliners: la comunità italiana degli amanti dei libri e altro

Questo post nasce il giorno di Natale, anche se siamo tutti alle prese con pranzi familiari e canti natalizi, tra un giorno qualsiasi e nuove idee. Per essere più precisi e onesti, ho letto la segnalazione di Bookliners su Downloadblog, cui vi rimando per correttezza e completezza. Io qui desidero valorizzare e diffondere un’idea che mi pare interessante, meritevole. Bookliners si innesta nella tendenza sempre più presente del “libro digitale”, fra strumenti di lettura e contenuti. Chi è cliente Telecom, per esempio, può doversi sorbire la pubblicità del nuovo reader Biblet (nomen omen), alla conquista del mercato del libro digitale attraverso la collaborazione con Rcs Libri. Tuttavia, c’è da chiedersi perché mai Telecom non provveda a migliorare la propria rete di comunicazione e rendere l’Adsl veramente patrimonio di tutta Italia e non di pochi fortunati. C’è da chiedersi perché mai Telecom, che è pur sempre un “vettore”, diventi “ideatore” di contenuti digitali e culturali, specialmente in base a quali criteri, se non di monopolio: è il caso successo a Garamond, società da tempo presente nella didattica digitale e antesignana di elaborazione di contenuti culturali, che si è vista “fottere” (scusate il termine, ma è appropriato al caso) da Telecom la possibilità di dotare le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) di contenuti didattici appropriati, pur avendo in catalogo un ricco campionario di offerte. In breve, l’Ansas ha scelto Telecom (e Mondadori) rispetto a Garamond. Chissà perché. Ecco perché anche la cultura è politica e sottende a un disegno complessivo di società

Ritornando a Bookliners, ricordo che esso è stato presentato al Salone del Libro di Torino 2010. Secondo Clelia Caldesi Valeri e Luca Novarino, ideatori di Bookliners, “il progetto nasce dalla convinzione che editoria e web siano troppo distanti tra loro e che dalla loro unione sia possibile trarre grandi vantaggi per tutti. L’idea è quella di ricreare in rete quell’esperienza di vendita e di lettura a cui i lettori sono già abituati. È infatti dimostrato come i lettori siano molto sensibili ai consigli e al passaparola diretto, ma queste possibilità attualmente non ci vengono fornite in quanto né gli store on-line, né i social network stile Anobii (dove manca il rapporto con la parte editoriale) sono in grado di fornirci interazioni efficaci. Bookliners è un sito web costruito per offrire un punto di incontro tra tutto ciò, un modo di arricchire la lettura usando il web per divertirsi a commentare il testo anche attraverso link a canzoni, immagini e video. I commenti possono poi essere inseriti come appunti personali o in gruppi di lettura pubblici o privati – facendo diventare il libro un punto d’incontro pagina dopo pagina.

Spinebreakers: Online Book Community for Teenagers/ Comunità online per lettori adolescenti

I have always been fond of Edinburgh, Scotland’s capital. Many years ago I spent some months studying ESL and training in teaching at the local university and I have among the best memories.
Reading the 2010 programme of the annual
Edinburgh Festival, especially that of the Edinburgh Book Festival, I came across what seems a very interesting classroom resource, Spinebreakers.co.uk. Spinebreakers
is Penguin’s pioneering online book community for teenagers, run by teenagers themselves. Editorial control of the site is in the hands of a core editorial team of nine teenagers aged between 13 and 18 years, supported by a large network of contributing teen editors from across the UK.
At Spinebreakers working with journalists, authors, editors and web designers, the teen team will produce a wide variety of multi-media content including video and audio reviews, alternative book jackets and endings, soundtracks, author interviews, podcasts, blogs, short stories and much more.

In Italiano:
Sono abbastanza affezionato alla capitale scozzese Edimburgo. Ho trascorso a Edimburgo qualche mese studiando alla locale università e specializzandomi in insegnamento d’inglese per stranieri e didattica generale. Dalla Scozia ho pure fra i ricordi di vita più belli, ecco perché leggo sempre con piacere e attenzione il programma 2010 dell’International Edinburgh Festival, che si aprirà il 14 Agosto prossimo.
Fra le varie attività è meritorio l’Edinburgh Book Festival e le sue risorse didattiche, Classroom Activities. Tra le risorse didattiche c’è Spinebreakers, a opera della Penguin Books. Spinebreakers è una community online per adolescenti dedicata ai libri e alla lettura e gestita dagli stessi adolescenti. Il controllo e la cura editoriali del sito web sono preoccupazione di una squadra di giovani dai 13 ai 18, supportati da una rete di ulteriori contributori giovani da tutta la Gran Bretagna.

aNobii: critici addio, la recensione la facciamo noi

Per correttezza premetto che NON sono io l’autore di quel che leggerete appresso, perché ho tratto il materiale dalla lettura di questo articolo apparso su Il Fatto Quotidiano del 3 Gennaio 2010. Aldilà delle opinioni politiche personali, ritengo che sia utile e meritevole d’attenzione, specialmente per inquadrare i mutamenti culturali attuali, che si riflettono anche nella maniera di “consumare” i prodotti culturali, libri inclusi e che giustamente sono condivisi attraverso il Web.

Si chiama aNobii ed è il maggior social network letterario sulla piazza: in catalogo quindici milioni di titoli e un’utenza che viaggia verso il milione di unità

di Nicola Lagioia,

I Miserabili: titanico e geniale polpettone della letteratura moderna. Mostra i segni del tempo ma il tempo non avrebbe proceduto sugli umani come ha fatto se il suo autore (“un pazzo che si credeva Victor Hugo”, lo definì Cocteau) non lo avesse scritto. Questo sofisticato giudizio su uno dei romanzi più importanti del XIX secolo non è opera di uno scrittore, né di un critico, e nemmeno di un giornalista culturale.
Si tratta di una delle tante recensioni che vi compariranno sullo schermo del computer alla voce I Miserabili collegandovi ad aNobii, il maggior social network letterario presente sulla piazza. Con un catalogo di quindici milioni di titoli e un’utenza che viaggia verso il milione di unità, questa sorta di Cafè le Procope del web 2.0 ha creato in poco tempo la più vasta e febbrile comunità di lettori che si sia mai data appuntamento in un luogo. Fondata a Hong Kong nell’agosto del 2005, la comunità telematica che prende il nome dal tarlo della carta (Anobium) si è espansa rapidamente, dischiudendo ai fanatici della lettura scenari che solo la Rete può rendere reali: riuscire a entrare in contatto nello spazio di un clic con chi ama (o odia, o semplicemente possiede) il libro che ci interessa, scambiare idee con lui o lei, esplorare – puro voyeurismo a fin di bene – la sua libreria seguendo commenti e voti dati a ogni volume (da una a quattro stellette), quindi magari trarre ispirazione per il prossimo libro da acquistare, leggere e segnalare a propria volta on-line.
A chi scrive è ad esempio capitata la seguente avventura: considerando un mezzo bluff Nicolai Lilin, l’autore di Educazione siberiana, storia autobiografica di un giovane che cresce tra i criminali della Transnistria prima di trasferirsi nel cuneese come tatuatore e saltuario frequentatore di Casa Pound a Roma, ho cercato il suo libro su aNobii sperando in molte stroncature. Ho trovato al contrario parecchi giudizi positivi, ma tra le stroncature ce n’era una che mi ha subito conquistato. Il titolo che precedeva la puntigliosa demolizione dell’opera di Lilin, a firma EnzoB (“Sono un uomo di mondo, ho fatto il militare a Cuneo – Nicolai Lilin: educato male”), era una presa in giro che sintetizzava molto bene la velleità del libro.
Ho pensato che questo EnzoB doveva essere un mezzo genio, e mi sono lanciato nell’esplorazione della sua libreria. Vi ho trovato la stroncatura di un clone di Millennium (“Stieg Larsson è morto, fatevene una ragione”), un elogio sperticato del bellissimo Suttree di Cormac Mc-Carthy, fino a quando (dopo altre stellette e commenti che facevano guadagnare sempre più a EnzoB la mia fiducia) ho pescato la recensione del libro che da mesi sapevo inconsapevolmente di voler leggere: Il fabbricante di eco di Richard Powers. E poiché la recensione di EnzoB superava – per passione e competenza – tutti i pezzi su carta che avevo letto sull’ultimo Powers, a un certo punto ho spento il computer e sono andato finalmente a comprare il romanzo.
Grazie aNobii, e grazie EnzoB. La cosa più sorprendente di aNobii (le cui 600 recensioni più popolari sono state raccolte da poco su volume per Rizzoli) non è tuttavia la qualità degli interventi, ma il fatto che la maggior parte di questi provenga dall’Italia. Tra gli oltre cinquantacinque Paesi che compongono la comunità virtuale, il nostro è il più rappresentato. Madame Bovary, che per esempio su aNobii-Francia conta appena 30 lettori, è finito nelle librerie di ben 6800 anobiiani d’Italia.
E Pastorale americana? Mentre i connazionali di Roth che lo hanno inserito nella bacheca virtuale sono 39, i lettori di casa nostra ammontano provvisoriamente a 3063. Per non parlare dei best seller (La solitudine dei numeri primi, recensita e discussa da oltre diecimila utenti) e del fatto che sono italiani i gruppi di lettura più vitali, e le più attive costellazioni di forum che fanno capo al social network. Il che ha del miracoloso, tenuto conto che l’Italia non brilla per numero di lettori, è meno popolata di Paesi come gli Stati Uniti, e soprattutto tra le nazioni del primo mondo è molto indietro in fatto di informatica.
A che imputare questo successo? Mi sono immerso tra le pagine del social network alla ricerca di una spiegazione, fino a quando di spiegazioni me ne sono venute in mente addirittura due. Uno: in un Paese come il nostro, che ha visto negli ultimi anni la cultura sempre più oggetto di disprezzo (vedi le sorti della ricerca, o le esternazioni dei vari Brunetta), trovare un luogo in cui poter condividere questa passione è quanto meno rivitalizzante.
Due: i lettori italiani si fidano sempre meno dei loro tradizionali mediatori culturali. Ho assistito a molti dibattiti in cui i soloni delle nostre lettere rimestavano fino alla morte Adorno, Horkheimer e Andy Warhol per giustificare storicamente concetti quali la “morte della critica militante”. Mai uno però che provasse a fare meaculpa sollevando il velo sulla natura di tante recensioni professionali: pezzi scritti spesso in batteria, prevedibili, mancanti di passione o in trasparenza servili o astiosi o stiticamente entusiasti quando non inutilmente cervellotici, il cui vero destinatario non è mai il lettore ma altri addetti ai lavori (“e allora perché non ricorrere alle mail collettive invece che a un quotidiano nazionale”? mi sono spesso domandato).
I commentatori italiani di aNobii, al contrario – troppo numerosi per non rompere il recinto di intellettuali, scrittori e aspiranti tali in cui spesso sono chiusi anche i lit blog – sono lettori accaniti e disinteressati, e mostrano di avere attraversato l’intera esperienza di un libro: hanno speso soldi per acquistarlo, e tempo per leggerlo, lo hanno davvero amato o detestato, e spesso con competenza e senza inutili puzze sotto al naso restituiscono una passione e un’intelligenza che risultano contagiose.
Motivo per cui preferiscono consigliarsi i libri tra di loro piuttosto che aspettare l’ennesima recensione capace di accostarsi a un libro come a un topo morto. Forse, per una volta, i soloni di cui sopra potrebbero mettersi in discussione davanti a un’esperienza come questa. A meno che non preferiscano morire comodamente sotto il crollo delle torri d’avorio e di risentimento dentro cui si addormentano ogni sera.

Libri sostituiti da Internet, i rischi di un “Paper Divide” e le parole in libertà

Quel che riporto appresso è frutto della lettura dell’opinione di Gustavo Ghidini pubblicata dal Corriere della Sera di sabato 05/12/2009, col titolo “Grandi libri sostituiti da Internet. I rischi di un Paper Divide”.
Il succo dell’articolo è che Internet forma “un singolare accoppiamento: una scarsa capacità di approfondimento e di riflessione individuale”, perché pare che “sulla schermata del computer ci si soffermi meno, rispetto alla pagina scritta, a ragionare criticamente” [corsivo mio] Dopo alcune righe, Ghidini giunge a ipotizzare anche una “deriva per la quale molti giovani finiscano per evitare i libri, specie i grandi libri, e a rinunciare a una estesa lettura dei giornali per un rapido ‘giro’ in rete… ragione civile…”
Ora io credo che Ghidini dica una cosa giusta e prenda numerose cantonate. Per precisione, è vero che guardare lo schermo stanca e solo quando stampiamo una pagina scritta col word-processor notiamo e rileviamo gli errori di battitura, di costruzione del discorso e quant’altro.
Le cantonate consistono, a mio modesto parere, nel ritenere che le modalità di fruizione del contenuto digitale siano le stesse di quelle della lettura della pagina cartacea – con annesse riflessioni – e che le associazioni mentali scompaiano assieme alle buone letture di fronte a un semplice aggregatore di notizie RSS, Atom o NewsFeed.
Non so quanto Ghidini sia competente in materia, forse si limita alla proprietà industriale e al lavoro di ricerca alla Luiss o altrove. Sinceramente non so neanche l’intento del Corriere della Sera nell’ospitare una discussione che si potrebbe benissimo fare al Bar dello Sport (con tutto il rispetto dei baristi e degli avventori).
Quel che inferisco psicologicamente è che:
1) Internet serve per una mera ricerca di notizie e informazioni bibliografiche (a detta dello stesso Ghidini);
2) Il “Digital Divide” non esiste in quanto c’è gente che legge relazioni e giornali cartacei a fronte di internauti;
3) Il “Digital Divide” accoglie equamente analfabeti totali e di ritorno, gente che un giornale e un libro non li legge neanche morti o pagati, ma anche gente ‘perbene’ e alto-borghesi;
4) La fantomatica divisione che Ghidini enuncia esiste solo in Italia perché solo qui si legge sempre poco e male, mentre il vero “Digital Divide” nei paesi esteri, specie nel mondo anglo-sassone, consiste nell’impossibilità di masse di persone ad accedere ai servizi, alle facilitazioni ottenibili, alla semplificazione della vita burocratica tutto via internet;
5) Chi “legge le notizie online è spesso indotto a saltare gli articoli di appronfondimento”. Ghidini scrive questo perché gli brucia che Google e altri aggreghino notizie a scapito dei guadagni degli editori o perché non conosce la dinamica della comunicazione multimediale?
6) Penso modestamente – e non sono un esperto nel campo – che chi legge ed mostra curiosità intellettuale lo faccia sia su internet che per via cartacea.
Per concludere, dico solamente di diffidare – ideologicamente – di quelle persone che ritengono difficile la condivisione di notizie e la loro rielaborazione al fine di costruire nuove conoscenze, di non potere gestire la complessità. Parafrasando e imbastardendo Edgar Morin, pare che qui non solo si evita la complessità, ma pure se ne neghi l’esistenza.