H5P: Creare e condividere contenuti e applicazioni interattive e HTML5

Durante un corso di aggiornamento per insegnanti ho letteralemente scoperto H5P, uno strumento che permette di creare e condividere contenuti interattivi e soprattutto interagire didatticamente con immagini, video e clip musicali. Il tutto adotta il nuovo standard tecnico rappresentato dal linguaggio HTML5.
wpcw_and_h5pIl web è ricco di materiale didattico autentico sotto forma di clip audio-video; spesso noi docenti elaboriamo presentazioni e le proponiamo agli studenti. Tuttavia, la comunicazione che tali prodotti didattici adottano si caratterizza per la mancanza di interattività. Gli studenti assistono alla visione di un filmato trovato su YouTube, guardano la sequenza di diapositive, ma non interagiscono con i loro contenuti. In due parole, gli studenti rimangono fruitori passivi. H5P è tutto finalizzato a permettere la maggiore interazione possibile.
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H5P permette di creare “diapositive parlanti”, esercizi all’interno di video da YouTube e altre piattaforme, quiz interattivi ed esercizi delle tipologie più varie. H5P è disponibile anche in modalità multi-piattaforma e supporta siti o piattaforme di apprendimento basate su WordPress, Drupal od Moodle.

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Free Web 2.0 School Projects/ Progetti Web 2.0 a scuola (gratis)

Terry Freedman works and lives in Great Britain and has a very interesting blog, ICT in Education, with plenty of interesting suggestions. Terry has recently edited a new edition of a very worthy booklet The Amazing Web 2.0 Projects Book, that includes up to:

  • 87 projects.
  • 10 further resources.
  • 52 applications.
  • 94 contributors.

In addition, the book tries to assess

  • The benefits of using Web 2.0 applications.
  • The challenges of using Web 2.0 applications.
  • How the folk who ran these projects handled the issues…
  • … And what they recommend you do if you run them.
  • What were the learning outcomes?

The booklet is an invaluable resource for the “ICT-Educated” teacher and practitioner, open to experiment and adjust every effort in the classroom. The book is conveniently divided into subject areas, according to the learners’ levels (Primary, Secondary, etc.). Finally, the resource is free to consult/download. Enjoy…!

In Italiano:
Terry Freedman anima un bel sito per appassionati di Nuove Tecnologie per l’istruzione che consiglio caldamente di visitare e seguire, sebbene in lingua inglese. Ebbene, Terry ha aggiornato una risorsa didattica estremamente utile che s’intitola The Amazing Web 2.0 Projects Book. Il documento si compone di molte pagine, tutte incentrate sull’uso pratico delle risorse del Web 2.0 a scuola, attraverso l’analisi di 87 casi concreti, di varie risorse tecnologiche e strumenti Web suddivisi per tipologia, per materia, per livello scolastico. Vi sono anche progetti validi per tutti i livelli, trasversalmente. Il testo è liberamente consultabile e scaricabile in molti modi, da Scribd a Myebook, a PDFSlideshare, ecc.

Ricerche scolastiche per tutti con EduCity

Come sempre, anche questo sito che segnalo, EduCity, è frutto della navigazione casuale sì, ma fino a un certo punto, nel senso che si andava trattando di risorse didattiche, di social networking e Web 2.0, quindi il motore di ricerca (Google, che risulta pur sempre il più efficace/efficiente) ha trovato proprio EduCity. EduCity è stupefacentemente in lingua italiana e si presenta sia come sito di ricerche scolastiche per studenti che di risorse didattiche per insegnanti. Teniamo presente, però, che EduCity è un “motore chiuso“, nel senso che effettua la ricerca solo all’interno di un elenco di siti preventivamente scelti da un gruppo di insegnanti di scuole italiane e quindi i risultati provengono da qualche migliaio di pagine web, non come i miliardi di risultati che Google ci sciorina di fronte.
Buona navigazione e ricerche a tutti.

Orientarsi bene nel gran mare del Web 2.0

Avreste sempre voluto avere a disposizione una mappa geografica di quanto il Web propone riguardo i siti “sociali”, di condivisione e costruzione comune? Bene, qualcuno (AppAppeal) ha pensato proprio a questo: elablorare il planisfero del pianeta Terra attraverso le icone dei vari servizi e siti basati sul Web 2.0.
Vale la pena visitare il sito ed essere direttamente rimandati al sito/servizio prescelto, ma neanche AppAppeal scherza per altro, essendo questa un’ottima “Directory” o raccolta indicizzata di siti con l’aggiunta di una recensione qualitativa. Insomma, entrambi sono assai meritevoli di essere ricordati come “Preferiti”…

P.S. Devo la segnalazione alla cortesia di un’amica americana, Alexandra M. Pickett (Associate Director della State University of New York Learning Network, SLN, il network d’apprendimento asincrono della SUNY) e conosciuta durante un convegno l’anno scorso (NERCOMP 2009 Annual Conference. Creative Intersections, Wise Collaborations, and Sustainable Technology). Consiglio vivamente la visione di una sua presentazione dinamica basata su Prezi, assai interessante e pedagogicamente utile per inquadrare l’approccio didattico che propongo umilmente da tempo.

IBM & MIT: I Social Media valgono, eccome… $948 per indirizzo email

Utilizzare le reti sociali per condividere conoscenza ed esperienze professionali può essere molto fruttuoso, anche dal punto di vista economico. È quanto emerge da uno studio condotto da un team di ricercatori di IBM e del MIT, secondo il quale i lavoratori più comunicativi con dirigenti e colleghi tenderebbero a guadagnare di più:
This study presents new empirical evidence on the relationship between information worker productivity and social capital generated from social networks. As the information content of work increases, studying how information workers generate value through both technological and social means is important.”
La materia di cui gli esperti discutono, ovvero quella basata sui fitti ed intricati meccanismi della comunicazione via web, diviene sempre più interessante anche e soprattutto per molte aziende, soprattutto se orbita intorno al social networking: è così che anche per Google, i link del metamondo sociale assumono un nuovo valore.
Secondo lo studio (presentato alla Winter Information Systems Conference, Salt Lake City, UT, Feb. 2009, reperibile qui le slides della presentazione), pubblicato dal colosso dell’IT in collaborazione con alcuni esperti del Massachusetts Institute of Technology, il valore di una fitta corrispondenza tra manager e dipendenti sarebbe quantificabile in una somma di denaro: $948 per ciascun indirizzo email nella nostra rubrica. Dalle rilevazioni fatte, prendendo come campione un pool di oltre 7mila dipendenti di IBM con le rispettive rubriche di contatti, siano essi indipendentemente raggiunti via mail o via social network, è stato possibile scoprire che chi è solito effettuare una massiccia comunicazione a livello aziendale riesce a produrre una somma pari a 588 dollari in più della media, stimata a 948 dollari. Tali risultati sarebbero stati ottenuti utilizzando una non meglio specificata formula matematica utile ad analizzare il traffico email di ogni singolo utente per il periodo di un anno. In seguito, i dati ottenuti sono stati comparati con le performance, stabilite in base alle ore fatturabili.
Inoltre, si rileva che “Little research leverages the ample data that are created by people‘s interactions, such as e-mail, call logs, text messaging, document repositories, web 2.0 tools, and so on. This gap is problematic, because the literature on organizational networks suffers from the same deficits as much of the social network literature does: both tend to be focused on small, static networks.”
In altre parole, vi è il problema di una ricerca che non valorizza adeguatamente l’esistente e grande mole di dati e interazioni sociali come email, SMS, repertori di documenti, strumenti del Web 2.0 e il gap che ne consegue risiede nel dedicare l’attenzione – invece – a reti statiche, piccole e [aggiungo io] scarsamente collaborative.

Orientarsi nel Web 2.0

Che cos’è il “Web 2.0”? Cosa vuol dire “Web sociale e collaborativo”?mappa-web-20

Propongo questa mappa che a mio parere meglio sintetizza il dibattito. Ecco come viene definito da Tim O’Reilly in “What is Web 2.0“, da Paul Graham nel suo “Web 2.0” e da Jason Fried nel libro “User Survey“:

  1. La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo è deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell’”Effetto della rete”. I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.
  2. Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Google APPS e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.
  3. Il web inteso come piattaforma: definizione abbastanza vaga. Avete ragione. Secondo Tim O’Reilly, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Ogni community possa rientrare in questa definizione.
  4. Partecipazione degli utenti: Questo è il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione “read/write web” illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.
  5. Pieno coinvolgimento dell’utente: I siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano l’usabilità e creano pagine dinamiche che sono i grado di mostrare più informazioni nello stesso spazio.
  6. Neologismo per Marketing: questo è almeno quello che gli scettici dicono, tutto una faccenda commerciale. Così Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o più delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire. Questa definizione è parzialmente vera, anche se, secondo me, il Web 2.0 è molto di più.
  7. L’importanza dei dati: La gestione dei dati è una competenza insita nelle aziende e organizzazioni che trattano il Web 2.0. “L’SQL è il nuovo HTML”, è un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.
  8. Beta per sempre: Le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa è comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni standalone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.
  9. Usare il web come è stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nell’usabilità che è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perché è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente (si veda Flickr e del.icio.us).
  10. Nulla: Molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perché se da un lato è difficile trovare una definizione chiara, dall’altro è anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalità che dipingono meglio gli oggetti e la realtà. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 è ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.
Pubblicato con Flock

Ipotesi: se la realtà virtuale curasse il dolore

Negli anni recenti il dottor Hunter Hoffman, dello Human Interface Technology Laboratory, University of Washington, e David Patterson, Harborview Hospital Burn Center di Seattle, hanno sviluppato una nuova tecnica psicologica di controllo del dolore. Tale tecnica è basata sul distogliere l’attenzione in un setting di realtà virtuale (RV), da affiancare ai farmaci abitualmente usati. Per esempio, un paziente ustionato che entra nella RV accede a ogni mondo immaginabile, senza muoversi fisicamente e ciò abbassa la soglia del dolore. Studi sull’uso degli strumenti del Web 2.0 – in particolare i blog e i wikis – sono stati effettuati anche in Gran Bretagna e trovate un riferimento assai utile in questo link qui, pubblicato nel marzo 2007 dallo Health Information and Libraries Journal, in collaborazione con la British Medical Education.